10 spunti per risolvere la crisi alimentare con l’agricoltura biologica

Un decalogo che coinvolge imprese agricole e consumatori per accelerare la transizione ecologica nel settore agricolo, applicando le norme della legge sull’agricoltura biologica e nello stesso tempo fornire al nostro paese una “riserva strategica agricola” che permetta di fronteggiare le crisi alimentari. Lo hanno presentato le associazioni Aiab, AssoBio, Associazione per l’agricoltura biodinamica e FederBio, che puntano a concretizzare gli obiettivi stabiliti dalla legge approvata lo scorso marzo, in un momento in cui saranno messi in campo 3 miliardi di euro per favorire lo sviluppo del bio grazie ai finanziamenti del Pnrr e al Fondo per il biologico del Piano strategico della Pac. «Risorse che dovranno essere spese bene, in maniera programmata e integrata, per garantire la crescita del settore» spiegano le associazioni, nel ricordare che «ogni anno in Italia chiudono 30 mila aziende agricole; un dato che conferma che in molti casi l’agricoltura convenzionale non è in grado di garantire un reddito adeguato agli agricoltori».

Secondo le associazioni «con il biologico, che cura la fertilità della terra, valorizza la qualità dei prodotti e del territorio rilanciando circuiti locali di produzione e consumo, una parte di questi agricoltori potrebbe rimanere in campo, assicurando una riserva strategica di cibo. Esattamente come per le rinnovabili, il biologico è la strada per sostenere le crisi internazionali come quella del conflitto in Ucraina, puntando su sistemi di produzione più indipendenti da input esterni e più resilienti e allo stesso tempo in grado di prendere con decisione la strada della transizione ecologica».

Le dieci proposte sull’agricoltura biologica

  1. Filiere di “Made in Italy Bio” fondate sul giusto prezzo per agricoltori e consumatori.
  2. Fiscalità ambientale e crediti di imposta per i costi di certificazione per abbattere i prezzi al consumatore senza costi aggiuntivi per le imprese.
  3. Distretti biologici per favorire sistemi locali di produzione e consumo e valorizzare il territorio rurale a partire dalle aree interne e dalle aree naturali protette.
  4. Incentivazione delle imprese agricole che integrano attività agricole, zootecniche e forestali, capaci di favorire la biodiversità e chiudere il ciclo dei nutrienti
  5. Ricerca, innovazione, formazione e consulenza per supportare gli agricoltori e i territori nella transizione al bio.
  6. Sviluppo della ristorazione collettiva attraverso organizzazioni di prodotto e strumenti adeguati d’informazione e consulenza.
  7. Comunicazione e campagne d’informazione ai cittadini per conoscere i valori del bio e favorire l’aumento dei consumi di biologico.
  8. Innovazione digitale e piattaforma di tracciabilità unica in favore di consumatore.
  9. Semplificazione burocratica. È l’agricoltore che non inquina a dover sostenere il costo della dimostrazione, sia in termini di tempo che di soldi.
  10. Obbligo del biologico in aree protette ed Efa.

Un commento

  • Marino

    Giugno 30, 2022 at 6:51 am

    Tante chiacchiere
    Pochi fatti……
    Oltre al gravissimo problema della siccità come tutti gli anni combattiamo con animali che fanno razzie nei nostri piccoli appezzamenti di terreno
    Ci adattiamo come possiamo con ricinti elettrificati e rete metallica ma come sempre le spese sono interamente a carico nostro…..
    Forse qualche bonus servirebbe anche a noi piccoli agricoltori …..,

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