Agricoltura penalizzata dal federalismo fiscale

Dal 2014 verranno abolite molte agevolazioni per i coltivatori, tra cui la Piccola proprietà contadina.

Il federalismo fiscale verso cui l’Italia si sta muovendo porterà notevoli vantaggi economici a molti soggetti, ma non agli agricoltori, che sono anzi i più svantaggiati dal nuovo sistema: a loro, infatti, verranno annullate molte e importanti agevolazioni riservate al settore primario. In primis, il nostro governo ha varato il federalismo per trasferire agli enti locali più risorse derivanti dal gettimo fiscale. Il primo passo di questa nuova fase economica consiste nel federalismo municipale: ai Comuni è stata trasferita la fiscalità degli immobili situati sul loro territorio, che consiste nelle attuali imposte di registro, ipotecarie e catastali relative ai trasferimenti degli immobili, nonché l’Irpef relativa agli affitti delle abitazioni. Ma a partire dal 2014, l’Imu (Imposta municipale unica) sostituirà l’Ici, l’Irpef e l’addizionale comunale applicata ai redditi degli immobili: essa dovrà essere versata con gli stessi termini di versamento dell’Ici, con una percentuale di equilibrio del 7,6 per mille.

E l’inghippo per gli agricoltori sta proprio nella nuova imposta: il testo di legge che la regolamenta prevede che essa non si applichi sulle abitazioni principali, ma non dice nulla sugli edifici rurali, attualmente esclusi dall’Ici, che tornerebbero invece oggetto dell’Imu. I fabbricati rurali sono già oggi in una fase di incertezza, in quanto non esiste una legge che stabilisca chiaramente la loro esclusione dall’Ici a prescindere dalla categoria catastale. Alcune sentenze giuridiche, così, hanno deciso che sono esclusi dall’imposta solo gli immobili di categoria A/6 per le abitazioni e D/10 per i fabbricati strumentali. Gli agricoltori, invece, stanno aspettando un documento ministeriale che imponga ai Comuni di non procedere con gli accertamenti fiscali fino agli opportuni sviluppi legislativi. Ma per ora non è ancora arrivato nulla.

Tornando al 2014, a partire da quella data verrà inoltre istituita un’imposta di registro nella misura del 9% che sostituirà le imposte di bollo, catastali, ipotecarie e di registro vigenti attualmente. Per la prima casa, che attualmente è al 3%, si scenderà invece al 2%, con l’esclusione dei fabbricati di categoria A/1, A/8 e A/9. Ed ecco saltar fuori il secondo colpo basso agli agricoltori: la norma in questione, infatti, prevede la soppressione di tutte le agevolazioni oggi vigenti al riguardo. Per gli agricoltori ciò significa prima di tutto l’abolizione dell’agevolazione per loro più importante, quella della Piccola proprietà contadina, che prevede, per i coltivatori diretti e iap iscritti all’Inps che acquistano fondi rustici, l’applicazione dell’imposta di registro e ipotecaria alla cifra fissa di 168 euro ognuno, e dell’imposta catastale alla misura ridotta dell’1% del valore dell’immobile. Una vera e propria beffa, se si pensa che la Piccola proprietà contadina è diventata legge solo quest’anno, dopo più di cinquant’anni di proroghe, e che nel 2014 verrà già abolita. In questo modo verranno favoriti solo i non agricoltori che acquistano fondi rustici, i quali oggi devono versare il 18% di imposte, e che tra tre anni vedranno questa percentuale dimezzarsi.

Ma il federalismo fiscale non sta scatenando polemiche solo tra gli agricoltori. Ha provocato molto scalpore, ad esempio, la nuova tassazione sugli affitti dei fabbricati abitativi e le relative pertinenze: la cedolare secca che verrà introdotta nel 2014 è un’imposta applicabile nella misura del 21% (19% per i canoni agevolati) che sostituisce l’Irpef, le addizionali e le imposte di registro e di bollo dovute per la registrazione dei contratti, e che raddoppia le sanzioni per l’evasione fiscale sugli affitti dichiarati. A colpire il settore turistico, e dunque anche i titolari di agriturismi, è invece la possibilità aperta ai Comuni capoluogo di provincia, turistici e artistici di istituire la tassa di soggiorno, che può toccare i cinque euro a persona a notte.

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