Copagri: “Pratiche sleali, rivedere impianto normativo”

«È quantomai urgente apportare un correttivo che renda più efficace l’applicazione del positivo e condivisibile impianto del decreto legislativo 198/2021 sulle pratiche commerciali sleali, approvato in attuazione della direttiva comunitaria sulle Unfair Trading Practices, che rischia di tradursi in ulteriori appesantimenti burocrati a danno dei produttori agricoli». Lo ha sottolineato il presidente della Copagri Tommaso Battista, intervenendo all’odierno confronto sulle pratiche commerciali sleali con il sottosegretario all’agricoltura Patrizio La Pietra, svoltosi al Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste.

«L’impianto della norma, infatti, pur proponendosi di porre rimedio ai considerevoli squilibri che si sono venuti a creare tra il potere contrattuale dei fornitori e quello degli acquirenti di prodotti agricoli e alimentari, va modificato andando a effettuare un approfondimento sulla commercializzazione tra imprese agricole di materie prime che non siano immediatamente destinate al consumo umano; individuando con maggiore chiarezza e precisione il campo applicativo della norma, infatti, si eviterebbero alle aziende agricole una serie di adempimenti che travalicano la ratio stessa della Legge», ha osservato Battista.

«Parliamo di una legge assolutamente positiva, largamente condivisibile e richiesta e attesa da tutto il primario, nata peraltro con lo scopo molto nobile di riequilibrare i rapporti di forza all’interno della filiera, ma che senza un correttivo di questo tipo, e altri interventi di diversa natura, rischia di andare paradossalmente a creare una condizione nelle quale alle aziende agricole arrivano dai fornitori di materie prime delle richieste a dir poco vincolanti per andare a firmare ‘accordi quadro’, con tutta una serie di problematiche annesse», ha rimarcato il presidente della Copagri.

«Sotto altro profilo, riteniamo utile intervenire sull’esclusione dalla definizione dei contratti di cessione dei conferimenti di prodotti agricoli e alimentari da parte di imprenditori agricoli e ittici a cooperative di cui essi sono soci, con la quale si attua di fatto una deroga al concetto stesso di pratiche commerciali sleali; tale esclusione, infatti, non prevista né dalla Direttiva comunitaria né dalla Legge nazionale, neutralizza di fatto tutto l’impianto normativo relativo alla disciplina sulle pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare, arrecando un irreparabile danno ai piccoli e medi produttori agricoli», ha concluso Battista.

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