‘Sulla riforma Pac continueremo a lottare’

L\'intervento integrale del ministro dell\'agricoltura al convegno \'Il coraggio di cambiare\'

di Mario Catania

Bisogna accelerare le trattative per la riforma della Politica Agricola Comune. Se ci ritroveremo all’inizio del 2013 ancora in alto mare sulle scelte fondamentali, senza una posizione comune in Consiglio, a livello di Parlamento e di trilogo, quando si chiuderà il negoziato sul bilancio complessivo comunitario rischiamo che non ci siano più i tempi perché la nuova Pac entri in vigore, come previsto, dal 2014.

Tra le novità più recenti in merito al negoziato in corso, una delle più rilevanti riguarda la posizione assunta dal Parlamento europeo che sembrerebbe orientato verso modifiche di rilievo rispetto al modello di Pac proposto dalla Commissione europea.

A fronte di questa situazione, anche il negoziato in Consiglio europeo mostra segni di evoluzione. Il più importante di questi è l’attuale posizionamento sul tema del greening. Un gruppo di Paesi membri ha firmato un documento di radicale contrapposizione alla Commissione, prefigurando un sistema alternativo di greening che consentirebbe in sostanza agli Stati membri di decidere liberamente tra tre opzioni molto diverse tra di esse.

L’Italia non ha sottoscritto questo documento per due ragioni principali. La prima è che, per sua stessa natura, la Pac difficilmente sopporta una tale diversificazione tra i vari Paesi. La seconda motivazione è che l’approccio adottato porta a uno scontro, che invece non è utile in questo momento. Con la Commissione dobbiamo invece continuare a dialogare: è proprio dal dialogo che abbiamo portato avanti in questi mesi che stanno emergendo i primi risultati.

Inoltre la Commissione ha accettato che la diversificazione obbligatoria delle colture prevista dal greening non debba più essere adottata dalle aziende agricole fino a 10 ettari, mentre il limite precedente era fissato a 3. Una modifica che per la nostra agricoltura è tutt’altro che secondaria.

All’interno del negoziato che stiamo affrontando in sede comunitaria, un altro punto sul quale intendiamo lottare fino in fondo, così come abbiamo detto fin dal principio, è quello del criterio della ripartizione delle risorse tra i Paesi membri, che non può essere basato sulla superficie, ma piuttosto sulla rilevanza dell’agricoltura nel suo complesso, a partire dalla produzione, dal lavoro impiegato e dalle imprese coinvolte.

Questo è l’intervento che il ministro dell’agricoltura Mario Catania ha pronunciato lo scorso venerdì in occasione del convegno "Il coraggio di cambiare – La cooperazione agroalimentare di Francia, Italia, Spagna e Portogallo presenta ai Parlamentari europei gli emendamenti alla Pac post 2013", organizzato da Fedagri-Confcooperative, Legacoop agroalimentare e Agci Agrital (vedi evento).

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