Terremoto, 500 milioni di danni in agricoltura

Le stime delle organizzazioni agricole sui danni delle scosse

Centinaia di milioni di euro di danni. La Cia azzarda la stima a mezzo miliardo. Coldiretti invece non sa ancora quantificarlo, ma è certa che le numerose scosse di terremoto che hanno colpito in questi giorni l’Emilia-Romagna comprometteranno il forte settore agricolo di questa regione. «Quasi centomila ettari di terreno compresi tra Modena, Bologna, Ferrara e Mantova sono senza acqua a causa dei danni provocati dalle scosse di terremoto agli impianti idraulici che garantiscono la sicurezza del territorio», recita il comunicato dell’associazione agricola. «Servono interventi immediati per garantire l’irrigazione ed evitare che l’arrivo di forti piogge possa provocare alluvioni nelle campagne, ma anche nelle principali città emiliane», è l’invito.

Il dissesto idrogeologico provocato dal sisma ha infatti provocato danni agli impianti idraulici e frane in alcuni alvei che pregiudicano il regolare deflusso delle acque. Tra le conseguenze c’è stata la sospensione del servizio di irrigazione, che Coldiretti invita a ripristinare per preservare una delle agricolture più floride della Pianura Padana, che tra i suoi settori ora a rischio annovera ortofrutta, viticoltura, riso, e parmigiano reggiano.

L’80% della produzione di pere italiane, informa ad esempio Coldiretti, si concentra nell’area compresa tra le province di Modena, Ferrara e Bologna, e la loro raccolta è a rischio. E così, oltre ai danni già provocati, l’agricoltura emiliana rischia di subìre danni a lungo termine che sconvolgerebbero il mercato nazionale. Si pensi che il 17% di frutta italiana è prodoto in Emilia: come si farà a commercializzarla, con le attuali difficoltà non solo di raccolta, ma anche per i danni ai laboratori di conservazione e trasformazione?

Così descrive la situazione la Cia: «A pochi giorni dall’apertura della stagione delle albicocche e delle pesche, la regione che produce il 17% della frutta italiana potrebbe perdere il 10% del prodotto. Proprio in questo periodo nei territori colpiti dal sisma sta terminando la raccolta delle fragole, mentre si è nel pieno della stagione delle ciliegie e ci si prepara a giorni a quella di albicocche, pesche e nettarine. La filiera frutticola emiliana è importante e di qualità: basti pensare che il 50% delle pesche italiane proviene proprio dalla regione segnata dal sisma, così come il 15,8% delle ciliegie».

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