Agrumi, Spagna in testa e Marocco in discesa

Il mercato internazionale degli agrumi vede alterare il proprio equilibrio con l\'ascesa dell\'Egitto, che sta investendo in ricerca

Nella "guerra degli agrumi" il Marocco perde colpi, mentre l’Egitto si afferma sempre di più a livello internazionale. È quanto emerge da uno studio pubblicato sul sito d’informazione Econostrum, il quale parla, appunto, di una "guerra senza esclusione di colpi".

Gli agrumi sono uno dei principali prodotti agricoli coltivati ed esportati dai Paesi mediterranei, e la competizione tra i concorrenti è molto forte. I dati della Fao affermano che nella stagione 2011/2012 gli agrumi del Mediterraneo hanno rappresentato il 38% della produzione mondiale, con 20,6 milioni di tonnellate su un totale di 52. L’esportatore principale è, tradizionalmente, la Spagna con 3,2 milioni di tonnellate di prodotto esportato a fronte di 5,5 milioni di prodotto coltivato.

Gli iberici dominano il mercato davanti all’Italia; e in generale, l’Europa continua ad assorbire il 60% della produzione agrumicola del Mediterraneo, anche se alcune nazioni extra-Ue stanno registrando ottimi risultati. Per esempio, come si legge nel dossier, l’esportatore numero uno di limoni nel Mediterraneo è la Turchia, seconda a livello mondiale. Molto bene sta facendo anche l’Egitto, dove i produttori hanno iniziato a coltivare nuove varietà di agrumi. E non solo. Gli egiziani hanno puntato sull’innovazione e la ricerca, per esempio selezionando i semi in modo tale da ottenere piante più resistenti, mettendo a punto tecnologie in grado di incrementare la produzione da 9 a 12 tonnellate per ettaro, o ancora optando per coltivazioni biologiche. Una scelta che tiene conto dei mercati su cui questi agrumi saranno venduti, Stati Uniti e Canada in testa, dove la richiesta di prodotti biologici è forte. Il governo egiziano ha capito l’importanza del settore e ha concesso aiuti di stato alle esportazioni che puntano a conquistare nuovi mercati (come Iran, Corea del Nord, Sudan).

Al contrario, negli ultimi tempi la strada dei coltivatori marocchini è tutta in salita. Poca innovazione, mancanza di risorse idriche, scissione dell’organismo di promozione degli agrumi e scarso sostegno pubblico alle esportazioni hanno influito negativamente sul mercato.

(fonte: Ansamed)

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