Contrabbando di aglio, la Cina è protagonista

Per evadere il dazio del 9,5% imposto in Ue, i carichi di aglio vengono spacciati per altri prodotti e immessi illegalmente nel mercato comunitario

Il contrabbando di aglio è uno dei crimini ortofrutticoli più redditizi in Unione europea. Colpa del dazio doganale del 9,5% sulle importazioni introdotto di recente, che ha presto causato un boom di importazioni illegali per evadere la tassa. Secondo l’Olaf (l’ufficio europeo antifrode) è la Cina (principale produttore di aglio, con una quota mondiale dell’80%) il paese protagonista di questo mercato nero, che si concentra soprattutto in Gran Bretagna, Italia e Polonia.

L’Olaf, tramite le parole di Pavel Borkvec, ha fatto sapere che «l’Ue ha già perso milioni di euro a causa del contrabbando illegale di aglio dalla Cina, per non parlare delle perdite indirette causate dalla competizione sleale e la perdita di quota di mercato da parte dei produttori dell’UE».

L’aglio è solitamente contrabbandato tramite nazioni che non impongono una tassa doganale, ma che hanno degli accordi preferenziali con l’Unione europea. Ciò che permette di varcare i confini in maniera semplice e senza essere individuati dalle forze dell’ordine. Un altro stratagemma per contrabbandare aglio consiste invece nel posizionamento di un’etichetta diversa sui carichi di aglio, spacciandolo per un altro prodotto non soggetto alle tariffe di importazione. Per fare un esempio, lo scorso gennaio 2011 l’ufficio doganale polacco ha scoperto un carico di 144 tonnellate di aglio cinese dichiarato come uno di cipolle per evitare il pagamento di 180 mila euro di dazio.

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