Rinnovabili, nel 2016 stop ai certificati verdi

Ma i produttori di energia pulita tremano: nessuno ancora sa quali saranno i ricavi a partire da quell\'anno.

Il provvedimento era nell’aria già da tempo, ma è diventato realtà solo di recente: il sistema dei certificati verdi andrà in pensione a partire dal 2016. La decisione del Governo non si è certo rivelata una sorpresa, ma tanti dubbi e incognite per i produttori di energia da fonti rinnovabili sono stati comunque sollevati dal decreto legge che dispone il prepensionamento dei certificati.

Tutto è iniziato il 28 marzo scorso, quando in Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il decreto di recepimento della direttiva europea 2009/28/Ce sulle fonti rinnovabili. Tale decreto, il numero 28/2011, ha cambiato radicalmente il settore delle energie rinnovabili, dagli scenari di sviluppo alle connessioni di rete e alle autorizzazioni. In particolare, le novità più importanti sono contenute negli articoli 24 e 25, che riguardano la riforma del sistema di incentivi: qui vengono introdotti due tipi di interventi, uno atto a regolare i regimi di incentivi degli impianti già in funzione o che lo saranno entro il 31 dicembre 2012, l’altro relativo agli impianti che prenderanno vita dal 1° gennaio 2013. E’ sui primi che per ora ci concentreremo.

Il principio da cui parte il decreto legge è quello di mantenere inalterato il sistema di incentivi fino al 31 dicembre 2012. Perciò, gli impianti che hanno diritto alla tariffa onnicomprensiva continueranno a riceverla, così come quelli che devono possedere i certificati verdi. Tuttavia, se per i primi non è emerso alcun problema (gli impianti di energia rinnovabile sotto 1 MW, o sotto 200 kW per quelli eolici, accederanno alla tariffa onnicomprensiva alle attuali condizioni se entreranno in funzione entro il 31 dicembre 2012), per i secondi la questione si è invece complicata.

Questo perchè l’unica garanzia di continuità di accesso al sistema dei certificati verdi offre poche rassicurazioni ai produttori di energia rinnovabile, in quanto il mercato dei certificati verdi, noto per il suo squilibrio a causa dell’offerta che raddoppia la domanda, condurrebbe i prezzi dei titoli alla depressione. Fino adesso questo è stato evitato da un "tampone", cioè dall’intervento del Gestore Servizi Energetici (Gse), il quale ha ritirato per tre anni i certificati verdi in eccesso, contribuendo a mantenere il mercato in equilibrio. Tuttavia la misura del Gse è transitoria e terminerà il 31 dicembre 2011, riportando i mercati in un forte squilibrio e a un conseguente crollo dei prezzi. E’ per questo che un semplice prolungamento delle modalità di emissione dei certificati verdi, mancando un meccanismo di stabilità dei prezzi, sarebbe stato inutile: a chi sarebbero interessati dei certificati verdi di nessun valore? Il decreto legge 28/2011 mira appunto a sistemare la questione, riproponendo un meccanismo di assorbimento dell’offerta in eccesso uguale a quello del Gse 2009-2011. Il Gse tornerà dunque a ritirare i certificati verdi non ceduti, nel mese di marzo di ogni anno e fino a marzo 2016.

Ma la domanda che gli operatori si fanno, a questo punto, è molto importante: a quale prezzo verranno ritirati i certificati? In questo caso la situazione è profondamente diversa rispetto al passato, dato che il prezzo di ritiro non sarà più uguale al prezzo medio di vendita dei certificati verdi durante il triennio precedente, bensì verrà fissato di anno in anno, calcolando il 78% della differenza tra 180 e il prezzo medio dell’energia elettrica nell’anno precedente. Il prezzo di ritiro del certificato verde sarà dunque legato al prezzo elettrico: se quest’ultimo aumenterà, il valore del certificato diminuirà, e viceversa.

E fino a qui, tutto bene. Ma a partire dal 1° gennaio 2016? Ricordiamoci che in questa data verrà azzerata la quota di obbligo di acquisto dei certificati verdi da parte dei produttori fossili, e che di conseguenza non ci saranno più acquirenti nel mercato. Inoltre il Gse smetterà di ritirare i certificati in eccesso. I detentori di questi ultimi, allora, non sapranno più a chi cederli, ma qui di nuovo entra in gioco il decreto 28/2011, che prevede che gli impianti in questione trasformino il loro residuo in diritto di fruizione dei certificati verdi, tramite l’accesso a un sistema di incentivi amministrati, ovvero con una tariffa onnicomprensiva o un conto energia. Tuttavia il decreto legge non indica il valore di questo incentivo, lasciando aperta un’incognita che fa tremare i titolari di impianti già in esercizio, i quali non sanno quali saranno i loro ricavi a partire dal 2016.

Il Governo, tramite lo stesso decreto 28/2011, si è impegnato a indicare i valori mancanti (nonché altri dubbi rimasti aperti ma di cui non abbiamo parlato) tramite dei decreti attuativi da emanare entro il 29 settembre 2011. Non resta dunque che aspettare questa data per saperne qualcosa di più, e durante l’attesa basterà consolarsi con l’unica certezza di oggi: dal 2016 i certificati verdi non esisteranno più. In tanti ne hanno evidenziato l’inefficienza, ma è indubbio che essi abbiano contribuito in modo fondamentale alla crescita delle energie rinnovabili in Italia negli ultimi 15 anni.

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