Notizie su News - Pagina 2 di 151 - Agrinotizie

AgrinotizieLuglio 4, 2022
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Aumentare la resa e la qualità del raccolto del grano, assicurando al contempo un’agricoltura sostenibile in un contesto di cambiamenti climatici; analizzare le principali regioni di produzione agricola, anticipando i dati sulla produzione attesa, quantità e qualità della produzione; e ancora, calibrare i fertilizzanti nell’ottica di ridurre l’impatto ambientale. Sono gli obiettivi che animano il progetto “I Field Good. Tutto filiera liscio”, realizzato per la prima volta in Italia da Sgambaro, lo storico pastificio trevigiano conosciuto per la sua pasta prodotta con grano duro 100% italiano.

Creato in collaborazione con Cybeletech, azienda francese specializzata nello sviluppo di tecnologie digitali applicate al mondo agricolo e vegetale, il progetto pilota, che ha preso il via con la semina del 2021 nell’ottobre scorso, si articolerà lungo un arco temporale di due anni fino al raccolto del 2023, andando a monitorare per ben due volte il ciclo completo di produzione del grano. Il progetto è stato messo a punto con la Cooperativa La Pineta che ha sede e silos a Cerignola, in Puglia, nel distretto del grano duro italiano.

Spiega Pierantonio Sgambaro, presidente del pastificio: «Metteremo a disposizione una delle tecnologie più avanzate nel settore, in grado di raccogliere un patrimonio di dati importantissimi per dare un supporto concreto agli agricoltori e alle cooperative con cui lavoriamo. La possibilità per l’azienda e per i nostri fornitori di monitorare la resa media e la qualità della produzione ci consente di ottenere i migliori chicchi per produrre una pasta ottima sotto ogni punto di vista. Grazie ai dati forniti, gli agricoltori potranno adattare le varietà delle piante, ricevere le migliori indicazioni riguardo densità e data di semina, il tasso di concimazione, il tipo e la frequenza delle rotazioni in relazione alle condizioni climatiche, in modo tale da produrre nel rispetto della qualità del prodotto e dell’ecosistema». Sarà inoltre possibile calibrare, minimizzandole, le applicazioni di fertilizzanti e fitofarmaci strettamente necessari, ma anche anticipare e limitare la pressione dei parassiti mediante migliori rotazioni delle colture riducendo l’uso di pesticidi e le emissioni di CO2. D’altra parte, sarà anche possibile misurare la capacità di impatto che l’anidride carbonica ha sul suolo in fase di fotosintesi (sequestro di carbonio) e quindi migliorare i livelli di CO2 nel terreno.

AgrinotizieGiugno 27, 2022
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Kverneland Group continua a essere protagonista dell’innovazione nel campo delle macchine agricole. Il costruttore norvegese ha presentato la settimana scorsa alla stampa e alla propria rete di concessionari italiani le sue novità per la prossima stagione, lasciando a bocca aperta per il livello di avanguardia tecnologica raggiunto. In una ricca due-giorni di eventi tenutisi tra i campi dell’azienda agricola Vittoria di Portomaggiore (Ferrara), lo stabilimento produttivo Kverneland Group di Russi (Ravenna) e lo stabilimento ROC di Rimini (di proprietà di Kverneland Group all’80% da quest’anno), i dirigenti del gruppo hanno presentato oltre venti novità tra macchine e dispositivi tecnologici che hanno l’obiettivo di rendere il lavoro in campo sempre più automatizzato, confortevole e soprattutto rispettoso dell’ambiente. Presentiamo alcune delle principali.

Kverneland Ecomat, l’aratro fuori solco a bassa profondità

Novità più di rilievo di Kverneland, che negli ultimi anni ha spinto sulle macchine per l’agricoltura conservativa e la minima lavorazione, è il nuovo Ecomat, «un aratro che non fa l’aratro», come ha detto il direttore commerciale di Kverneland Group Italia Sandro Battini. Si tratta infatti di una macchina dotata di corpi particolarissimi e unici, che lavorano a una profondità da 6 a 18 cm senza invertire di 360 gradi le zolle bensì solo di 180 gradi, rispettando dunque il terreno e la sua microfauna.

L’aratro fuori solco a bassa profondità Kverneland Ecomat offre una soluzione efficiente, limitando al contempo il rischio di compattazione del suolo grazie all’aratura fuori solco. I vantaggi dell’aratura senza compattamento del terreno sono tre: limitazione del compattamento del suolo grazie alla possibilità di lavorare con pneumatici più larghi e a bassa pressione, facile rimozione del compattamento del terreno, poiché l’impatto non avviene nel solco bensì nello strato superiore del terreno, arato istantaneamente; e miglioramento del profilo del terreno in condizioni avverse, soprattutto su terreni pesanti.

Un’altra grande innovazione riguarda il trasporto: gli aratri lunghi possono comportare un rischio per la sicurezza durante il trasporto in passaggi stretti, all’uscita dall’azienda agricola o nelle rotatorie, mentre Ecomat vanta una soluzione di trasporto a “rimorchio” (TTS) che consente all’aratro di comportarsi appunto come un rimorchio, massimizzando la sicurezza per il conducente e per chiunque si trovi nei paraggi.

Per ulteriori informazioni su questa rivoluzionaria macchina si consiglia di visitare la pagina di Kverneland Ecomat.

Botte iXtrack T4, nuove caratteristiche per proteggere l’ambiente e aumentare la qualità del raccolto

Altra novità presentata all’evento emiliano-romagnolo è iXtrack T4, parte della serie completa iXtrack T, con nuove caratteristiche come la barra di irrorazione da 36/24 metri, SpotSpray, la distanza degli ugelli di 25 cm e il sistema di controllo dell’altezza di irrorazione Boom Guide ProActive di nuova generazione. Anche le funzioni esistenti, come il sistema di pulizia e risciacquo iXclean Pro, sono state aggiornate con alcune nuove caratteristiche utili a una protezione ottimale delle colture e dell’ambiente.

La barra in acciaio HSS da 36/24 metri è una nuova larghezza di lavoro nella gamma delle botti del diserbo, disponibile sulla serie iXtrack T4. «Questa larghezza di lavoro è stata richiesta da agricoltori e contoterzisti. In questo modo possono irrorare sia a 24 che a 36 metri, a seconda del tipo di azienda, delle circostanze del campo o della coltura specifica», ha spiegato Pavel Dvořák, Product Application Specialist di Kverneland Group. «La gamma completa di barre irroratrici Kverneland HSS viene fornita di serie con una distanza tra gli ugelli di 50 cm. È possibile aggiungere ulteriori portaugelli per ottenere una distanza tra gli ugelli di 25 cm».

Nuovo design per gli spandiconcime Geospread

La gamma di spandiconcime Geospread sarà disponibile con un design aggiornato e nuove caratteristiche. Inoltre, Kverneland sta introducendo la possibilità di utilizzare la gamma di spandiconcime a disco Geospread come combinazione anteriore-posteriore, che non solo aumenterà la capacità totale fino a 6.000 o 7.000 litri, ma aumenterà anche l’efficienza e la precisione grazie allo spandimento di due applicazioni diverse in un’unica passata. Ciò consentirà di risparmiare tempo e di ridurre i danni al terreno.

«Abbiamo ascoltato i suggerimenti dei clienti per anni, in modo da capire le loro esigenze quando si prendono cura delle loro colture e del loro business», ha detto la marketing manager di Kverneland Group Linda Segers. «Lo spandimento è tutta una questione di precisione. Si vuole essere sicuri che il prodotto applicato sia sparso in modo perfetto, dando valore a ogni granulo, anche ad alte velocità di guida. Lo spandiconcime Kverneland Geospread permette di ottimizzare rapidamente e facilmente le impostazioni dello spandiconcime dopo averne misurato le proprietà effettive: questo si traduce in una configurazione più precisa dello spandiconcime».

Kverneland f-drill, la tramoggia frontale per una maggiore flessibilità

Ancora, Kverneland ha presentato la nuova generazione di tramogge frontali f-drill, progettata per offrire agli agricoltori e ai contoterzisti una maggiore flessibilità, poiché si adatta a tutti i tipi di sistemi di agricoltura. Questa tramoggia frontale è pronta per essere combinata con diversi attrezzi e per essere utilizzata con varie larghezze di lavoro: è possibile utilizzarla con un’ampia gamma di semi e fertilizzanti, da quelli fini a quelli più grandi, ed è possibile seminare e concimare in un’unica passata, così come applicare in modo combinato sementi e colture complementari.

In primavera, la seminatrice Kverneland f-drill può essere utilizzata come tramoggia per i fertilizzanti in combinazione con la Optima F o, per esempio, in combinazione con il Kultistrip per la localizzazione del concime. Se abbinata a una seminatrice combinata con erpice rotante, come la seminatrice Kverneland e-drill, il serbatoio f-drill può essere utilizzato come tramoggia aggiuntiva per la semina di colture complementari o primaverili. In estate e in autunno, invece, la tramoggia può essere combinata con la gamma di erpici rotanti Kverneland e le ben note barre di semina per ottenere una combinazione compatta da 3 a 6 metri di larghezza di lavoro.

Il nuovo coltivatore trainato Enduro T

Kverneland ha ampliato la gamma dei suoi coltivatori con Enduro T, un modello trainato pieghevole che si aggiunge all’Enduro e all’Enduro Pro in larghezze di lavoro da 4 a 5 metri. I nuovi modelli trainati Kverneland Enduro T e Enduro Pro T a tre file di denti soddisfano le esigenze degli agricoltori di medie dimensioni ed eseguono la lavorazione del terreno, il livellamento e il consolidamento in un solo passaggio. La distanza tra i denti di 280 mm, l’interfila di 750 mm e l’elevata luce da terra di 870 mm consentono una buona miscelazione e finitura senza alcun rischio di intasamenti. Sono possibili profondità di lavoro fino a 35 cm con Enduro Pro e di 30 cm con l’Enduro.

La nuova falciacondizionatrice tripla con larghezza di lavoro di 8,75 metri

Infine, Kverneland amplia la sua offerta nel segmento delle falciacondizionatrici triple con due nuove combinazioni da 8,75 metri che offrono prestazioni impressionanti, progettate per lunghe giornate di lavoro. La nuova, efficiente Kverneland 5387 MT si basa sul progetto della serie 3300 e include caratteristiche consolidate come il concetto di sospensione QuattroLink, il condizionatore a denti in acciaio SemiSwing e la doppia regolazione della piastra del condizionatore.

La falciacondizionatrice Kverneland 5387 MT è stata sviluppata per massimizzare l’efficienza e offre un’eccellente tracciamento del profilo del terreno, un funzionamento semplice e un’eccezionale versatilità. La macchina comprende due unità di falciatura da 3,2 metri, ciascuna con otto dischi tondi, e può essere utilizzata da trattori a partire da 180 cavalli.

5387 MT è facile da utilizzare ed è disponibile con semplici comandi meccanici di serie o con il joystick Dual Lift Control (opzione) per l’apertura e chiusura elettroidraulica.

AgrinotizieGiugno 26, 2022
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Fertilizzanti ed energia termica ed elettrica ricavati dalle deiezioni avicole. È quanto permette di ottenere Chimera, un’innovativa tecnologia made in Italy che oggi diventa realtà grazie all’impianto pilota che nel giro di poche settimane entrerà in funzione a ciclo continuo in Olanda. L’impianto pilota viene presentato in Italia in anteprima dalla società di ingegneria italiana 3P Engineering che ha sviluppato la nuova tecnologia per proporre un modello sostenibile nel settore dell’allevamento, valorizzando la pollina (ovvero le deiezioni avicole) in un’ottica di economia circolare.

Due brevetti e un impianto di ridotte dimensioni (15×9×6 metri) da installare presso l’allevamento sono il cuore del progetto Chimera, scelto per la sua portata innovativa dalla Commissione europea nel programma Life dedicato all’ambiente e alla natura, che quest’anno festeggia il trentesimo anniversario. L’impianto pilota sarà trasferito a fine giugno presso l’allevamento Renders&Renders (partner di 3P Engineering nel progetto europeo Life Chimera), nella regione del Noord-Brabant, in Olanda. Qui l’impianto pilota funzionerà a ciclo continuo per 6.000 ore l’anno, smaltendo almeno 1.500 tonnellate annue di deiezioni avicole. Attraverso la nuova tecnologia Chimera, l’allevamento avrà completa autosufficienza dal punto di vista dell’energia termica (produzione 4,5 GWh all’anno) e otterrà circa 150 tonnellate di fertilizzante. Non solo: l’acqua ottenuta dal trattamento della pollina, che è una sostanza umida, viene completamente riutilizzata per idratare le ceneri e abbattere le emissioni inquinanti contenute nei fumi, senza alcuna dispersione di oro blu.

Chimera consentirà anche di ridurre in modo significato le emissioni legate alle attività di gestione delle deiezioni avicole, che per la quantità di pollina gestita, corrispondono a gas serra equivalente a più di 500 tonnellate di anidride carbonica e a 30 tonnellate di ammoniaca. Le analisi condotte dimostrano che se CHIMERA diventasse un modello standard negli allevamenti avicoli, l’inquinamento derivante dalle deiezioni avicole si ridurrebbe per oltre il 50%, così come buona parte delle emissioni odorigene causate dalla pollina.

«Chimera consente di trattare la pollina direttamente e immediatamente nell’allevamento, evitando una serie di attività di gestione come il ricovero o lo stoccaggio che producono emissioni (per esempio ammoniaca, metano, protossido di azoto, gas serra)», spiega Rosalino Usci, amministratore delegato di 3P Engineering. «Ora che Chimera è diventata un impianto reale, l’analisi del modello rivela che ci sono diversi altri vantaggi che questa tecnologia consente di ottenere, a cominciare dal risparmio di tempi e costi per la gestione della pollina, la possibilità di indipendenza dell’allevatore da centrali di trattamento, l’autonomia rispetto a fonti esterne di approvvigionamento delle materie prime, fino a una maggiore resilienza rispetto alle fluttuazioni del mercato».

Aggiunge Michele Marcantoni, fondatore di 3P Engineering: «L’obiettivo di Chimera è in termini di sostenibilità ambientale ma anche economica, per creare valore nel settore agricolo a fronte dell’impennata nei costi delle materie prime e dell’incertezza dei mercati, puntando su innovazione e nuovi modelli che consentano una transizione green, in grado di aumentare produttività ed efficienza di allevamenti e aziende agricole».

La filiera avicola in Italia crea valore per quasi 8 miliardi di euro e ha generato ricadute economiche e occupazionali pari a quasi mezzo punto del Pil 2018 (0,45%), a fronte di un volume di affari complessivo della stessa filiera di circa 21,7 miliardi (fonte: Althesys 2019, “La filiera avicola crea valore per l’Italia”).

AgrinotizieGiugno 20, 2022
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La scarsità di precipitazioni in atto da molti mesi, legata al riscaldamento globale di causa antropica, preoccupa per i danni all’agricoltura. «Credo sia inevitabile dichiarare uno stato di crisi rispetto alla siccità», ha dichiarato il ministro per le politiche agricole Stefano Patuanelli. «Abbiamo intere aree del paese ed europee che non vedono pioggia da mesi».

Secondo Coldiretti, i danni causati dalla siccità ammonterebbero a circa due miliardi di euro: il 28% del territorio nazionale è a rischio desertificazione e «sta affrontando una situazione di grave siccità che riguarda le regioni del sud ma anche quelle del nord, dove la grande sete assedia città e campagne, con autobotti e razionamenti in case, orti e giardini, i fiumi in secca, i laghi svuotati e i campi arsi», afferma l’associazione.

A preoccupare, precisa la Coldiretti, è la riduzione delle rese di produzione delle coltivazioni in campo come il grano, che fa segnare quest’anno un calo del 15% delle rese alla raccolta, ma in «gravissima difficoltà» ci sono anche girasole, mais e cereali, oltre ai pascoli ormai secchi per l’alimentazione animale nonché gli ortaggi e gli alberi da frutto. A cambiare nelle campagne sono state anche le scelte di coltivazione, con un calo stimato di 10mila ettari delle semine di riso, che ha bisogno di troppa acqua.

Preoccupa infine la mancanza del foraggio per l’alimentazione degli animali, dato che l’assenza di precipitazioni ha ridotto le rese, in alcune zone, di circa un terzo. Il caldo delle ultime settimane sta mettendo in sofferenza anche gli animali nelle fattorie, dove le mucche, a causa delle elevate temperature, stanno producendo per lo stress fino al 10% di latte in meno.

AgrinotizieGiugno 7, 2022
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Un decalogo che coinvolge imprese agricole e consumatori per accelerare la transizione ecologica nel settore agricolo, applicando le norme della legge sull’agricoltura biologica e nello stesso tempo fornire al nostro paese una “riserva strategica agricola” che permetta di fronteggiare le crisi alimentari. Lo hanno presentato le associazioni Aiab, AssoBio, Associazione per l’agricoltura biodinamica e FederBio, che puntano a concretizzare gli obiettivi stabiliti dalla legge approvata lo scorso marzo, in un momento in cui saranno messi in campo 3 miliardi di euro per favorire lo sviluppo del bio grazie ai finanziamenti del Pnrr e al Fondo per il biologico del Piano strategico della Pac. «Risorse che dovranno essere spese bene, in maniera programmata e integrata, per garantire la crescita del settore» spiegano le associazioni, nel ricordare che «ogni anno in Italia chiudono 30 mila aziende agricole; un dato che conferma che in molti casi l’agricoltura convenzionale non è in grado di garantire un reddito adeguato agli agricoltori».

Secondo le associazioni «con il biologico, che cura la fertilità della terra, valorizza la qualità dei prodotti e del territorio rilanciando circuiti locali di produzione e consumo, una parte di questi agricoltori potrebbe rimanere in campo, assicurando una riserva strategica di cibo. Esattamente come per le rinnovabili, il biologico è la strada per sostenere le crisi internazionali come quella del conflitto in Ucraina, puntando su sistemi di produzione più indipendenti da input esterni e più resilienti e allo stesso tempo in grado di prendere con decisione la strada della transizione ecologica».

Le dieci proposte sull’agricoltura biologica

  1. Filiere di “Made in Italy Bio” fondate sul giusto prezzo per agricoltori e consumatori.
  2. Fiscalità ambientale e crediti di imposta per i costi di certificazione per abbattere i prezzi al consumatore senza costi aggiuntivi per le imprese.
  3. Distretti biologici per favorire sistemi locali di produzione e consumo e valorizzare il territorio rurale a partire dalle aree interne e dalle aree naturali protette.
  4. Incentivazione delle imprese agricole che integrano attività agricole, zootecniche e forestali, capaci di favorire la biodiversità e chiudere il ciclo dei nutrienti
  5. Ricerca, innovazione, formazione e consulenza per supportare gli agricoltori e i territori nella transizione al bio.
  6. Sviluppo della ristorazione collettiva attraverso organizzazioni di prodotto e strumenti adeguati d’informazione e consulenza.
  7. Comunicazione e campagne d’informazione ai cittadini per conoscere i valori del bio e favorire l’aumento dei consumi di biologico.
  8. Innovazione digitale e piattaforma di tracciabilità unica in favore di consumatore.
  9. Semplificazione burocratica. È l’agricoltore che non inquina a dover sostenere il costo della dimostrazione, sia in termini di tempo che di soldi.
  10. Obbligo del biologico in aree protette ed Efa.
AgrinotizieMaggio 30, 2022
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L’agricoltura 4.0 potrebbe aiutare l’umanità a rendere le coltivazioni e la zootecnia più sostenibili e resilienti, soprattutto in questi tempi di carenza di materie prime dovute a siccità e guerra. Ma la tecnologia dei sensori IoT su cui si basa l’agricoltura 4.0 funziona veramente solo in un contesto politico che riduca le diseguaglianze, mentre invece la povertà estrema nel mondo sta continuando inesorabilmente ad aumentare.

Con la guerra del pane che è il vero incubo dei nostri tempi, a causa del conflitto tra Russia e Ucraina che insieme rappresentano il 12% delle calorie scambiate a livello commerciale globale, in Italia nessuno sa quanto siano pieni i silos perché mancano sensori IoT. Invece, l’agricoltura 4.0 potrebbe aiutarci a essere al corrente delle nostre riserve alimentari, ma soprattutto intanto a rendere coltivazioni e zootecnia più sostenibili, resilienti e monitorabili.

Ma la tecnologia, come detto, non basta. Infatti, la digitalizzazione funziona veramente solo in un contesto politico che riduca le diseguaglianze, in aumento dopo pandemia, lockdown, inflazione galoppante e guerra nel cuore dell’Europa. Del resto, viviamo in un contesto in cui già il caro bollette e il rincaro a doppia cifra degli alimenti di prima necessità spingono i ceti medio-bassi verso la soglia della povertà. Davanti a questa situazione, la tecnologia diventa purtroppo del tutto inutile, e per questo è necessario che i governi agiscano per salvare la popolazione dalla fame.

AgrinotizieMaggio 17, 2022
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Un contributo di 5 milioni di euro sarà assegnato dal ministero delle politiche agricole alla Fao per la realizzazione di progetti inseriti nella Food Coalition, di cui 3 milioni per finanziare iniziative a supporto dei sistemi agricoli e alimentari colpiti dalla crisi pandemica anche attraverso programmi di gemellaggio e 2 milioni in favore del settore agricolo in Ucraina. Lo ha annunciato il ministro dell’agricoltura Stefano Patuanelli al G7 Agricoltura a Stoccarda, in continuità con il lavoro della presidenza italiana del G20 e degli impegni assunti nel corso della Ministeriale Agricoltura di Firenze.

Patuanelli ha poi introdotto il tema della sostenibilità ambientale, alla luce dell’esperienza italiana del G7 agricoltura del 2017 e il suo legame con l’attuale focus sulla trasformazione verso i sistemi alimentari sostenibili. Il ministro ha sottolineato come sia necessario porre rimedio alla crisi climatica, tutelando l’ambiente e la biodiversità, senza consumare suolo né sprecare le risorse naturali e preservare i sistemi di produzione locali legati al territorio, investendo sulle pratiche agricole benefiche per l’ambiente. Il ministro ha poi illustrato ai membri del G7 le azioni messe in atto dall’Italia in materia di gestione del rischio, con l’introduzione della sperimentazione, per l’annualità 2022, del nuovo Fondo Mutualistico Nazionale, a copertura dei danni alle produzioni agricole causati da eventi avversi di natura catastrofale. È emersa anche la necessità di condividere le rispettive esperienze tra paesi dell’Ue in materia di meccanismi di incentivazione, per remunerare le pratiche agricole e forestali che favoriscono l’assorbimento di carbonio.

Infine, per quanto riguarda i mercati, Patuanelli ha ribadito l’importanza che riveste l’analisi dell’Osce sull’impatto della guerra nell’agricoltura, al fine di assicurare la trasparenza dei mercati e la circolazione di informazioni corrette e la necessità che questo lavoro continui per poter disporre di elementi e dati per contrastare la diffusione di messaggi fuorvianti che possono generare fenomeni speculativi.

AgrinotizieMaggio 11, 2022
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«Questa crisi delle materie prime e di alcune speculazioni alle quali stiamo assistendo pesa sull’agricoltura più del covid». Lo ha sottolineato dal ministro delle politiche agricole Stefano Patuanelli in apertura dell’audizione informale sul Piano strategico nazionale (Psn) alla luce delle osservazioni tecniche della Commissione europea. «Osservazioni che nonostante siano arrivate a fine marzo – ha lamentato Patuanelli – non tengono assolutamente conto, in una paginetta di rilievi ad ampio spettro e spesso ripetitive, della contingenza, dal rialzo dei costi energetici e delle materie prime al conflitto in corso in Ucraina».

«Ciò non significa che il Psn non possa essere toccato – ha precisato il ministro – ma va sottolineato che è espressione di un difficilissimo equilibrio raggiunto tra esigenze contrapposte al tavolo di partenariato».

«Missione del comparto è produrre cibo e avere un’agricoltura a minore impatto ambientale», ha concluso Patuanelli. «Tutti gli strumenti messi in campo dal Psn contribuiscono alla transizione ecologica, che riteniamo un’opportunità e una leva di competitività. Nostra idea è arrivare a una proposta definitiva il 31 luglio, per poi avere tutti i tempi di confronto per un testo che va approvato entro il 31 dicembre».

AgrinotizieMaggio 2, 2022
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Nonostante la crisi legata al covid-19, la Smart Agriculture continua a crescere. Secondo le stime realizzate dall’Osservatorio Smart Agrifood del Politecnico di Milano e dell’Università degli Studi di Brescia, presentate alla fiera Macfrut in programma dal 4 al 6 maggio, il mercato dell’agricoltura 4.0 in Italia passa dai 540 milioni di euro di fatturato del primo semestre del 2020 a 1,6 miliardi nel 2021, ovvero un +196%.

L’incremento è guidato dalla spesa per macchine e attrezzature agricole connesse, pari al 47% del mercato e in aumento del +17%, seguita da quella per sistemi di monitoraggio e controllo applicabili a mezzi e attrezzature agricole post vendita (35%). Tra le soluzioni tecnologiche più utilizzate si trovano i software gestionali per le imprese agricole, seguiti dai sistemi di monitoraggio e controllo delle macchine agricole e la crescente adozione dei sistemi di supporto alle decisioni. La tracciabilità alimentare resta uno dei temi più promettenti, che guida la scelta dei consumatori in un’ottica di trasparenza e sicurezza delle produzioni. La trasformazione digitale è destinata a subire nei prossimi anni una maggiore accelerazione per effetto dell’ulteriore sviluppo delle tecnologie e soprattutto della crescente interconnessione tra di esse.

I dati incoraggianti dell’Osservatorio non devono distogliere però dai limiti incontrati in questi anni dalla diffusione delle tecnologie: è necessario sviluppare la cultura digitale e la fiducia nelle potenzialità delle tecnologie a disposizione, elementi che devono essere costruiti tramite iniziative dimostrative, una formazione capillare e il confronto costante tra sviluppatori ed utenti. Non a caso le tecnologie avanzate di supporto sono una delle quattro componenti fondamentali del sistema Akis (Agricolture Konowledge and Innovation System) che va delineandosi all’interno della nuova Pac, assieme a ricerca e sperimentazione, consulenza/divulgazione e formazione professionale, sottolineando quindi la necessità di integrare tra loro queste componenti.

«Quella che viene presentata in fiera a Macfrut – commenta Alvaro Crociani, direttore di Ri.Nova – è una parte importante delle tecnologie attualmente presenti sul mercato, possibili di essere mostrate in una grande area indoor. Le necessità dimostrative richiedono un’estensione che può avere una sua continuità presso aziende agricole specializzate, dove le tecnologie possono essere esposte lungo tutto l’arco dell’anno; è il caso questo delle Demofarm, interpretate da Ri.Nova come evoluzione delle aziende sperimentali, recentemente implementate a livello di network europei e che dovranno assumere un ruolo sempre più strategico come catalizzatori dell’innovazione, sia dal punto di vista della diffusione che della validazione dell’efficacia, all’interno del sistema Akis».

AgrinotizieAprile 26, 2022
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L’arrivo della pioggia ha salvato l’Italia dagli incendi che stavano devastando i boschi e dalla siccità che rischiava di compromettere i raccolti necessari a garantire le forniture alimentari al paese in un momento in cui si registrano speculazioni, accaparramenti e blocco dei commerci a causa della guerra in Ucraina. È quanto afferma la Coldiretti in riferimento alla perturbazione che nei giorni scorsi ha attraversato tutta la penisola, in un anno con precipitazioni più che dimezzate al nord Italia mentre a livello mondiale è scattato l’allarme per l’estensione del ghiaccio marino in Antartide che ha segnato un nuovo record minimo scendendo per la prima volta sotto i 2 milioni di chilometri.

«In Italia l’arrivo delle precipitazioni è importante con l’avvio delle semine primaverili – sottolinea la Coldiretti – per salvare oltre il 30% della produzione agricola nazionale fra pomodoro da salsa, frutta, verdura e grano, e la metà dell’allevamento che si trovano nella pianura padana, dove il fiume Po fa registrare un livello idrometrico di -3,4 metri al Ponte della Becca, ma pesanti anomalie si vedono anche nei grandi laghi che hanno percentuali di riempimento che vanno dal 6% di quello di Como al 28% del Maggiore, secondo il monitoraggio della Coldiretti».

«La siccità, che distrugge le coltivazioni e favorisce i roghi, è diventata la calamità più rilevante per l’agricoltura italiana – rileva la Coldiretti – con un danni stimati in media in un miliardo di euro all’anno soprattutto per le quantità e la qualità dei raccolti. I cambiamenti climatici hanno modificato soprattutto la distribuzione sia stagionale che geografica delle precipitazioni, anche se l’Italia resta un paese piovoso con circa 300 miliardi di metri cubi d’acqua che cadono annualmente dei quali purtroppo appena l’11% viene trattenuto».

Per risparmiare l’acqua, aumentare la capacità di irrigazione e incrementare la disponibilità di cibo per le famiglie Coldiretti ha elaborato e proposto insieme ad Anbi un progetto concreto immediatamente cantierabile: si tratta di un intervento strutturale reso necessario dai cambiamenti climatici caratterizzati dall’alternarsi di precipitazioni violente a lunghi periodi di assenza di acqua, lungo tutto il territorio nazionale. «Il progetto – spiega la Coldiretti – prevede la realizzazione di una rete di piccoli invasi con basso impatto paesaggistico e diffusi sul territorio, privilegiando il completamento e il recupero di strutture già presenti. L’idea è di realizzare laghetti, senza uso di cemento e in equilibrio con i territori, che conservano l’acqua per distribuirla in modo razionale ai cittadini, all’industria e all’agricoltura, con una ricaduta importante sull’ambiente e sull’occupazione».


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