Caldo e siccità tagliano le rese agricole in Europa: Jrc rivede al ribasso mais e soia

Le condizioni climatiche estreme continuano a pesare sull’agricoltura europea. L’ultimo bollettino del Joint Research Centre (Jrc) della Commissione europea evidenzia una brusca revisione al ribasso delle rese previste per numerose colture estive, colpite dalla combinazione di temperature elevate, precipitazioni insufficienti e crescente scarsità di acqua per l’irrigazione.
La soia è tra le colture più penalizzate: la resa media nell’Unione europea è stimata in 2,31 tonnellate per ettaro, il 14% in meno rispetto alla media degli ultimi cinque anni e il 12% al di sotto della precedente previsione di luglio. Anche il mais da granella registra un peggioramento significativo, con una resa prevista di 6,61 tonnellate per ettaro, il 7% sotto la media quinquennale e il 5% in meno rispetto alla stima precedente.
Le aree maggiormente colpite comprendono Francia, Germania meridionale, Nord e Centro Italia, Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Romania occidentale. In queste regioni il caldo persistente e i deficit idrici hanno interessato le colture proprio nelle fasi più delicate del ciclo produttivo, dalla fioritura alla formazione della resa.
Secondo il Jrc, le alte temperature associate alle scarse precipitazioni hanno ridotto la fertilità delle piante e l’accumulo di biomassa, compromettendo il riempimento dei chicchi e accelerando la senescenza. A peggiorare il quadro, in diverse aree, sono intervenute la limitata disponibilità di acqua per l’irrigazione e le restrizioni al suo utilizzo.
Il mais verde è previsto a 37,8 tonnellate per ettaro, il 12% sotto la media quinquennale e l’8% in meno rispetto alla previsione di luglio. Per le patate la resa attesa è di 34,6 tonnellate per ettaro, il 6% sotto la media e il 5% in meno rispetto alla precedente stima. Anche la barbabietola da zucchero risente del peggioramento delle condizioni, con una resa stimata in 72,2 tonnellate per ettaro, il 5% sotto la media quinquennale e il 5% in meno rispetto a luglio.
Il calo interessa inoltre girasole, colza e fave, le cui rese sono previste rispettivamente del 3%, 4% e 2% inferiori alla media degli ultimi cinque anni. I piselli rappresentano invece un’eccezione, con una resa stimata di 2,23 tonnellate per ettaro, sostanzialmente in linea con la media.
Il peggioramento delle condizioni era già stato evidenziato nel precedente bollettino di luglio e, secondo il Jrc, da allora gli effetti si sono intensificati. Tra le aree segnalate figurano anche diverse regioni del Nord e Centro Italia, dove il deficit idrico si è sommato alle temperature elevate durante le fasi decisive dello sviluppo delle colture. Nelle zone più colpite, le rese potrebbero risultare significativamente inferiori alle attese, mentre localmente non viene esclusa la possibilità di un completo fallimento dei raccolti.
Situazioni più moderate vengono invece rilevate nei Paesi del Benelux, in Slovenia e Croazia, dove caldo e siccità hanno interessato soprattutto il mais. Gli effetti risultano più evidenti nei terreni non irrigui. Restano sotto osservazione anche Irlanda meridionale, Germania settentrionale e Danimarca. In queste aree il deficit di umidità del suolo non ha ancora provocato danni significativi su scala nazionale, ma un prolungamento delle condizioni asciutte potrebbe incidere sulle colture estive.
Deficit persistenti interessano inoltre localmente Polonia meridionale, Ucraina occidentale e Bulgaria occidentale, sebbene gli effetti complessivi siano al momento contenuti dalla presenza di condizioni più favorevoli in altre zone.
Il quadro appare invece relativamente più favorevole per i cereali invernali, la cui raccolta è ormai in gran parte conclusa. A livello europeo la resa complessiva dei cereali è stimata in 5,38 tonnellate per ettaro, il 2% sotto la media quinquennale. Il frumento tenero dovrebbe raggiungere 5,88 tonnellate per ettaro, sostanzialmente in linea con la media, mentre il frumento duro è previsto a 3,56 tonnellate, il 2% sopra la media. Stabile anche la previsione per l’orzo, a 5,02 tonnellate per ettaro. Segale e triticale risultano invece rispettivamente del 3% e dell’1% sotto la media quinquennale.
Gli effetti del caldo e della scarsità d’acqua non riguardano soltanto le colture destinate direttamente alla produzione alimentare. Il Jrc segnala infatti una riduzione significativa della produttività dei prati e della disponibilità dei pascoli, con conseguenti preoccupazioni per l’approvvigionamento di foraggi destinati agli allevamenti.
Il problema assume particolare rilievo nelle aree in cui la disponibilità di acqua è già limitata e dove gli agricoltori devono fare i conti anche con restrizioni all’irrigazione. Secondo il Centro comune di ricerca, il previsto ritorno di temperature più contenute e di precipitazioni in buona parte dell’Europa occidentale e centrale potrebbe offrire un certo sollievo alle campagne. Il cambiamento delle condizioni meteorologiche, tuttavia, arriva troppo tardi per compensare le perdite produttive già accumulate durante la fase più critica della stagione.




