Arriva la Carta dei suoli, lo strumento che salverà l’agricoltura italiana

E’ prevista per la seconda metà del 2026 la Carta dei suoli d’Italia in scala 1:100.000, uno strumento atteso da decenni grazie al quale ogni agricoltore potrà decidere quale sia la coltura più adatta al suo suolo, il sistema agricolo migliore, le lavorazioni da preferire, la gestione più opportuna con ricadute positive per produttività, reddito e ambiente.
A partire dal secondo dopoguerra i suoli coltivati italiani hanno perso tra il 2% e il 3% di sostanza organica, con conseguenti danni ambientali e sociali, e oggi i due terzi circa sono degradati. E’ quanto è emerso in un incontro sulla tutela del suolo in collaborazione con il Crea, su iniziativa di Luca De Carlo, presidente della IX Commissione del Senato. Perciò occorre una maggiore programmazione dei sistemi agricoli e delle loro gestioni, che si può ottenere integrando i tradizionali campionamenti pedologici con approcci tecnologici innovativi e soluzioni di intelligenza artificiale. E’ l’obiettivo che si propone la Carta dei suoli, finanziata con fondi Pnrr da Mase e Masaf, in corso di realizzazione da parte del Crea.
“Questo strumento pedologico – ha affermato Andrea Rocchi, presidente Crea – rappresenta un motore di innovazione, grazie all’integrazione con piattaforme digitali, sistemi informativi territoriali e intelligenza artificiale che permetterà una gestione predittiva e intelligente del suolo e del territorio”. Sull’importanza del suolo si è soffermato anche Mauro Uniformi, presidente del Conaf, nel ricordare il l’impegno per mantenere il giusto quantitativo di sostanza organica, impiegando le tecniche agronomiche conservative e le conoscenze più moderne: “Consci che mantenere un suolo sano significa anche conservare l’anidride carbonica atmosferica nel terreno, risorsa decisiva per il contrasto ai cambiamenti climatici”, ha sottolineato.




