Aumentano i giovani agricoltori in Italia: +8% in cinque anni

In piena pandemia è cresciuto il numero di giovani imprenditori agricoli con un incremento dell’8% negli ultimi cinque anni, in netta controtendenza rispetto all’andamento generale dell’economia. È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sulla base di un rapporto del Centro Studi Divulga.

«Con la crisi provocata dall’emergenza sanitaria, il settore agricolo – sottolinea la Coldiretti – è diventato di fatto il punto di riferimento importante per le nuove generazioni, tanto che nel 2020 sono nate in media 17 nuove imprese agricole condotte da under 35 al giorno». Una svolta green che ha portato al lavoro nelle campagne italiane un esercito di 55mila imprese giovani che ha di fatto rivoluzionato il mestiere dell’agricoltore, impegnandosi in attività multifunzionali che vanno dalla trasformazione aziendale dei prodotti alla vendita diretta, dalle fattorie didattiche agli agriasilo, ma anche alle attività ricreative, l’agricoltura sociale per l’inserimento di disabili, detenuti e tossicodipendenti, la sistemazione di parchi, giardini, strade, l’agribenessere e la cura del paesaggio o la produzione di energie rinnovabili.

Nonostante crisi e pandemia, Coldiretti rileva anche che in Italia è avvenuto un incremento del +4% degli occupati dipendenti in agricoltura, con 11mila nuovi posti di lavoro per giovani in agricoltura negli ultimi 10 anni. Un risultato in controtendenza se si guarda al dato nazionale relativo al lavoro dei giovani, dove calano gli altri settori tra cui: ristorazione (-14%); arte e intrattenimento (-5,5%); manifattura (-4,2%); commercio al dettaglio e ingrosso (-3,7%).

«La pandemia ha accelerato il fenomeno del ritorno alla terra e maturato la convinzione comune che le campagne siano oggi capaci di offrire e creare opportunità occupazionali e di crescita professionale, peraltro destinate ad aumentare nel tempo» afferma la leader dei giovani della Coldiretti Veronica Barbati nel sottolineare che «occorre ora sostenere il sogno imprenditoriale di una parte importante della nostra generazione che mai come adesso vuole investire il proprio futuro nelle campagne, abbattendo gli ostacoli burocratici che troppo spesso si frappongono».

La burocrazia – conclude la Coldiretti – sottrae fino a 100 giorni all’anno al lavoro in azienda ma, soprattutto, con l’inefficienza, frena l’avvio di nuove attività di impresa contrastando anche le opportunità che possono generarsi attraverso i bandi del Programmi di sviluppo rurale (Psr) dell’Unione europea.

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