Pomodoro italiano accusato di dumping

Accade in Australia, dove molti prodotti trasformati a base di pomodoro italiano sono venduti sottocosto.

Il pomodoro italiano viene venduto sottocosto in Australia. Mandandone in crisi il mercato nazionale e venendo accusato di dumping. Lo denuncia un recente rapporto pubblicato dalla Commissione anti-dumping del governo australiano, segnalando che dall’Italia sono arrivate diverse partite di prodotti trasformati a base di pomodoro a prezzi di dumping (sottocosto), mandando in sofferenza l’industria locale di trasformazione del pomodoro.

Il rapporto è una risposta alla richiesta presentata dalla Spc Ardmona, che aveva dichiarato di essere stata danneggiata nella sua redditività dal minore volume di vendite e dal crollo dei prezzi, a seguito dell’importazione dall’Italia di pomodori poi venduti a prezzi di dumping, ossia a prezzi notevolmente inferiori a quelli tradizionalmente registrati sul mercato nazionale australiano.

«Questa relazione mette in evidenza la necessità di una maggiore azione preventiva per prevenire fenomeni di dumping, piuttosto che agire solo dopo che l’industria, come evidenzia questo rapporto, è già stata danneggiata», ha detto il portavoce dell’associazione Ausveg, Hugh Gurney. «L’arrivo in massa di prodotti a buon mercato, e provenienti in gran parte dall’Europa, dove esistono meccanismi di sostegno governativi, è evidente tanto nell’industria di trasformazione del pomodoro, quanto in quella delle patate, e sta causando gravi danni sia ai trasformatori che ai coltivatori australiani».

All’inizio di quest’anno, l’amministratore delegato della Spc Ardmona, Peter Kelly, aveva invocato l’Emergency Safeguard, un’azione di emergenza per salvaguardare l’industria ortofrutticola locale dai danni subiti. «I risultati di questo rapporto rivelano che le richieste di Kelly erano fondate, e che il settore orticolo australiano si trova sotto un pressione incredibile a causa del dumping straniero; se questa situazione non verrà sanata il rischio è di ritrovarci senza più un’industria nazionale in grado di trasformare ed elaborare i prodotti alimentari. Sarebbe una farsa per una nazione agricola orgogliosa come la nostra, che "cavalcò sulla schiena di una pecora" fino diventare il paese che è oggi», ha aggiunto Gurney.

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