Prugne, offerta mondiale in calo del 20%

La produzione è la più bassa degli ultimi sette anni. Gli agricoltori tendono a passare alla più conveniente frutta a guscio.

di Greta Bonsignore

SACRAMENTO (California) – I coltivatori di prugne della California prevedono per il 2013 un raccolto più basso, dovuto a una riduzione del rendimento dei frutteti, dopo due anni consecutivi di raccolti abbondanti. Tali riduzioni sono storicamente piuttosto comuni quando i raccolti degli anni precedenti sono stati particolarmente abbondanti.

Per il 2013 si stima un calo in tre dei quattro principali Paesi produttori: Stati Uniti (-24%), Cile (-41%) e Francia (-20%). In base alle previsioni mondiali sull’offerta di prugne nel 2013, la produzione sarà inferiore alla domanda sia negli Stati Uniti che sui mercati internazionali.

A impattare ulteriormente sulla disponibilità globale sarà la diminuzione degli acri destinati alla coltura di prugne in California, che si stima caleranno a 51.000 rispetto agli 89.000 acri nel 2000, per una riduzione totale del 43%. Dopo il raccolto del 2012, c’è stato un calo del 7 percento di acri destinati alla coltura di prugne. Questa tendenza si evidenzia anche negli altri Paesi grandi produttori, perché i frutteti di prugne vengono sostituiti con coltivazioni a maggior valore.

Secondo i calcoli del Servizio di statistica agricola nazionale del Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti, il raccolto di prugne della California nel 2013 dovrebbe essere di 95.000 tonnellate, in calo rispetto alle 125.000 tonnellate del 2012. Le scorte del raccolto precedente bilanceranno in parte la riduzione dell’offerta; tuttavia l’offerta complessiva disponibile sul mercato sarà inferiore del 20% rispetto all’anno precedente.

A incidere ulteriormente sul calo dell’offerta, gli agricoltori californiani stanno risentendo della pressione sui prezzi derivante da coltivazioni a maggior valore, quali noci e mandorle. L’opportunità di convertire gli acri destinati alla coltura delle prugne in coltivazioni di frutta a guscio a maggior valore porta infatti alla diminuzione delle coltivazioni di questo frutto. La concorrenza di altri raccolti a maggior valore, unita alla riduzione delle coltivazioni e dell’offerta, sta generando una forte pressione al rialzo sui prezzi delle prugne della California.

Durante un recente incontro dell’International Prune Association, svoltosi in Italia a giugno 2013, è stato osservato che i Paesi maggiori produttori di prugne devono affrontare l’attuale crisi di sostenibilità economica riguardo ai prezzi del frutto. I rappresentanti dei Paesi maggiori produttori hanno inoltre riportato una crescente insoddisfazione degli agricoltori per gli attuali prezzi di mercato, e il protrarsi della tendenza degli stessi a eliminare le coltivazioni di prugne, convertendo i terreni alla più profittevole coltivazione di frutta a guscio.

Donn Zea, executive director del California Dried Plum Board, ha affermato: «Questo aumento dei prezzi è un aggiustamento che sapevamo essere imminente, e che è stato ulteriormente accelerato dal raccolto ridotto di quest’anno,in California e a livello globale. Sono tuttavia ottimista, penso che recupereremo un andamento sostenibile e che i nostri agricoltori recupereranno l’entusiasmo e continueranno a coltivare prugne nei loro frutteti».

In California ci si aspetta un aumento complessivo dei prezzi del 10-20% rispetto all’anno precedente. I confezionatori osservano gli ultimi giorni del ciclo di coltivazione con grande interesse, anche se per il momento le condizioni poco favorevoli non sembrano aver influito negativamente sulla qualità raccolto. La dimensione e il livello zuccherino dei frutti indicano che le prugne sono di ottima qualità, e ci si aspetta che il raccolto raggiungerà i volumi previsti.  

l calo della disponibilità sta mettendo un freno anche alle iniziative di marketing volte ad accrescere la domanda. A rischio quindi le forti ed efficaci campagne, destinate sia al mercato interno che internazionale, allo scopo di generare nuovi consumatori. Un elemento determinante per sostenere nuova domanda da parte del consumatore finale è dato dalla crescente enfasi sugli aspetti salutistici delle prugne, in particolare quelli relativi all’apparato digerente: l’EFSA (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha infatti recentemente approvato un claim salutistico secondo cui che mangiare prugne secche è benefico per la salute dell’apparato digerente. Inoltre, una promettente ricerca sui benefici del consumare prugne della California dimostra un impatto positivo, potenzialmente significativo, sulla densità ossea, e anche questo contribuisce ad accrescere l’interesse presso i consumatori. Tali evidenze positive implicano che la disponibilità dei frutti è fondamentale per il settore. Tuttavia le prospettive sono a rischio, a meno di riuscire a elevare i guadagni degli agricoltori permettendo loro di competere, in tutto il mondo, con frutti di maggior valore e con le noci.

«Questo prodotto è particolarmente svenduto. Una volta che i consumatori saranno consapevoli degli svariati benefici e usi delle prugne, nonché del loro sapore delizioso, comprenderanno che si tratta di un prodotto davvero completo. È importante che i consumatori continuino a ricevere questi messaggi», ha proseguito Zea.

Greta Bonsignore (California Prune Board)*

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* Il CDPB (California Dried Plum Board) rappresenta 900 agricoltori e 20 confezionatori sotto l’autorità del California Secretary of Food and Agriculture. Considerata una parte integrante dell’importante storia della California, la prugna essiccata resta una protagonista fondamentale dell’economia della regione. La California produce il 99% negli Stati Uniti e il 48% nel mondo dell’offerta totale di prugne.

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