Agricoltura, Pac rinviata di un anno: è ufficiale

Lo hanno dichiarato sia il commissario Ue all\'agricoltura Dacian Ciolos che il presidente della commissione europarlamentare Paolo De Castro

Ormai è sicuro: la nuova Politica agricola comune non entrerà in vigore nel 2014, ma slitterà al 2015. Il prossimo anno sarà solo di transizione per i pagamenti diretti della Pac. Ma per evitare il probabile vuoto normativo, l’Unione europea ha già in cantiere un intervento straordinario.

Le novità sono state dichiarate dal portavoce del commissario europeo all’agricoltura Dacian Ciolos. Il Parlamento europeo, ha fatto sapere Ciolos, sta accelerando l’iter decisionale per la riforma Pac per discuterla e votarla entro il 2013, ma le probabilità che i negoziati si concludano entro la fine dell’anno sono piuttosto scarse.

La commissione agricoltura voterà la riforma nel suo complesso, corredata di emendamenti migliorativi, il 23 e 24 gennaio; mentre il 15 e 16 marzo ci sarà l’approvazione in aula. Solo a questo punto partiranno i negoziati, di cui però sarà ignota la conclusione, vista la delicatezza del tema.

Già Paolo De Castro, presidente della commissione agricoltura del Parlamento europeo, lo scorso venerdì ha dichiarato a un convegno dell’Accademia dei Georgofili: «La Pac sarà come minimo rinviata di un anno, ed è difficile ipotizzare che possa entrare in vigore prima del 2015. Riguardo ai suoi contenuti, c’è una promessa di riduzione degli oneri burocratici per le nostre aziende, ma a patto che si abbiano a disposizione dei fondi spendibili. Perciò stiamo attendendo con trepidazione il vertice europeo del 7 e 8 febbraio 2013, dato che ancora non sappiamo quanti saranno i tagli alla Pac. L’ultima proposta del presidente Van Rompuy era 18 miliardi, ma potrebbero anche essere 20 o 22. Certo si tratta di tagli talmente elevati che, se confermati, non escluso provochino la messa in discussione da parte del Parlamento europeo di alcune parti della riforma che noi approveremo. Per portare a casa il voto favorevole di tutti i capi di stato europei il 7 e 8 febbraio, il presidente Van Rompuy dovrà però fare degli accordi con i singoli Paesi. Non escludo che l’Italia, visto che Monti lo aveva già fatto a novembre, abbia la possibilità di ritoccare in maniera specifica il bilancio per il nostro Paese, specie per alcuni capitoli importanti come le politiche di coesione e di sviluppo rurale».

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