Ancora debole il nostro mercato zootecnico

Arriva da Ismea il rapporto 2010-2011 sul comparto zootecnico italiano, caratterizzato da forti indecisioni.

Sono arrivati da Ismea i primi bilanci del settore zootecnico italiano per l’anno 2010 e per i primi tre mesi del 2011. E non sono molto soddisfacenti: le quotazioni, già deboli, hanno perso un ulteriore 1% medio. Profitti degli allevatori in calo, dunque, a fronte di un prezzo dei mangimi in continuo rialzo (alimentazione di ovicaprini e conigli +2,5-5,4%, di bovini e suini +7-8%): una situazione non certo promettente. L’indebolimento del mercato, tuttavia, ha provocato il calo dei prezzi della carne, che a loro volta hanno spinto al rialzo le vendite.

E così, nel 2010, se i corsi dei vitelloni si sono abbassati del -3,2%, il consumo di carne bovina ha visto un aumento del 3%, e la produzione nazionale una crescita del 2%. Ancora meglio per la carne di maiale: prezzi dei capi da macello -0,8% (ma nel 2009 sono scesi al -7,5%), consumo di carne +7%, produzione +3%. Per il coniglio, invece, al calo della quotazione del -4,7% è corrisposto un aumento di vendite del +1,4% e della produzione del +0,7%, mentre per le carni avicole le vendite sono salite dell’1% e la produzione del 3,3%, a fronte di un calo delle quotazioni del -4,5%. L’unica eccezione è avvenuta nel comparto ovicaprino, che si è comportato esattamente al contrario: le quotazioni della carne sono aumentate del 3,5%, e di conseguenza sono calati sia i consumi (-2,4%) che la produzione (-7%).

Per quanto riguarda i dati più recenti, invece, positivo è l’aumento della domanda di carne avvenuto nel mese di marzo: pare che, nonostante l’aumento dell’offerta, il mercato italiano stia cominciando a rafforzarsi dopo un tremendo periodo di calo dei prezzi di listino avvenuto in contemporanea all’aumento dei costi di produzione. Questo momento di respiro, tra l’altro, arriva in un momento di crescita delle importazioni, che nel 2010 hanno registrato il +10%, contribuendo ad abbattere il mercato nostrano. In particolare, l’Italia si è rivelata dipendente dall’estero per la carne bovina (+9% nel 2010, arrivando a raggiungere il 50% del fabbisogno nazionale) e suina (+12% per una copertura del fabbisogno del 45%).

Ma ad andare bene sono anche le nostre esportazioni. Quelle di carne avicola, in particolare, sono aumentate del 29,1% rispetto al 2009, mentre quelle di carne bovina del 26,4%. Il pesante deficit del settore, tuttavia, non ne ha beneficiato, ma anzi è cresciuto anch’esso del +8,9% di quantità e del +6,5% di valore, anche perchè le esportazioni di carne suina, nonostante siano cresciute in valore (+6,7%) sono diminuite in quantità (-2,9% dopo un pesante -18,9% nel 2009 rispetto al 2008).

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