Agrinotizie

AgrinotizieAgrinotizieDicembre 1, 2019
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L’ondata di maltempo fa salire il conto dei danni all’agricoltura che, per effetto dei cambiamenti climatici e dei relativi eventi estremi, ha perso più di 14 miliardi di euro nel corso di un decennio tra produzione agricola nazionale, strutture e infrastrutture rurali. È quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti, dal quale si evidenzia la devastazione provocata dalle acque nelle campagne, dal Piemonte alla Liguria, dalla Calabria alla Campania.

«Sono finiti sott’acqua – sottolinea la Coldiretti – migliaia di ettari di terreno coltivato con inondazioni di serre, raccolti e vigneti distrutti, coltivazioni perdute ma anche frane, viabilità interrotta nelle strade rurali e aziende isolate e senza luce. Nei terreni allagati la pioggia – spiega Coldiretti – sta compromettendo le tradizionali semine autunnali come quelle del grano, con il 50% in media delle operazioni in media ancora da completare».

«Gli agricoltori – aggiunge Coldiretti – non riescono neppure a entrare nei campi per effettuare le necessarie operazioni colturali mentre, dove si è già seminato, i germogli e le piantine rischiano di soffocare per la troppa acqua. L’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai diventata la norma anche in Italia tanto che siamo di fronte ad una evidente tendenza alla tropicalizzazione che si manifesta con una più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali e territoriali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo».

Inoltre, prosegue l’organizzazione degli agricoltori, le precipitazioni sempre più intense e frequenti con vere e proprie bombe d’acqua «si abbattono su un territorio reso fragile dal dissesto idrogeologico con 7275 i comuni complessivamente a rischio per frane o alluvioni (il 91,3% del totale) ma la percentuale sale al 100% in Regioni come la Liguria. A questa situazione non è certamente estraneo il fatto che il territorio è stato reso più fragile dalla cementificazione e dall’abbandono che negli ultimi 25 anni secondo la Coldiretti ha fatto sparire oltre un quarto della terra coltivata (-28%) con la superficie agricola utilizzabile in Italia che si è ridotta ad appena 12,8 milioni di ettari».

«Per questo – continua la Coldiretti – l’Italia deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile con un adeguato riconoscimento sociale, culturale ed economico del ruolo dell’attività nelle campagne. Per evitare di dover costantemente rincorrere l’emergenza – conclude la Coldiretti – servono interventi strutturali che vanno dalla realizzazione di piccole opere di contrasto al rischio idrogeologico, dalla sistemazione e pulizia straordinaria degli argini dei fiumi ai progetti di ingegneria naturalistica fino a un vero e proprio piano infrastrutturale per la creazione di invasi che raccolgano tutta l’acqua piovana che va perduta e la distribuiscano quando ce n’è poca, con la regia dei Consorzi di bonifica e l’affidamento ai coltivatori diretti».

AgrinotizieAgrinotizieNovembre 21, 2019
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Si è tenuto ieri un confronto fra il minitro Teresa Bellanova e una delegazione della Conferenza delle Regioni, guidata da Fabio Rolfi, assessore della Regione Lombardia e coordinatore vicario della commissione Politiche agricole. Nel corso del confronto sono intervenuti anche il vicepresidente della regione Marche Anna Casini e gli assessori Gabriella Murgia (Sardegna), Francesco Fanelli (Basilicata), Stefano Zannier (Friuli Venezia Giulia), Enrica Onorati (Lazio), Marco Protopapa (Piemonte), Edgardo Bandiera (Sicilia), Nicola Cavaliere (Molise), Marco Remaschi (Toscana) e Giuseppe Pan (Veneto).

Durante l’incontro le Regioni hanno manifestato con chiarezza e compattezza la loro posizione su diversi temi, a partire dal prossimo negoziato sulla nuova Politica Agricola Comune (Pac) dove, al netto di altri problemi – primo fra tutti il previsto taglio alle risorse – è fondamentale mantenere la barra dritta sul ruolo delle Regioni e sul mantenimento e la valorizzazione delle autorità regionali di gestione. È stato affrontato anche il tema della legge di bilancio, partendo dal riconoscimento gli sforzi compiuti, ma bisogna fare di più per rilanciare davvero l’agricoltura. In questo senso le Regioni collaboreranno con proposte, come richiesto dal ministro, all’elaborazione del disegno di legge in materia di agricoltura. Sono inoltre state chieste più risorse per il Fondo per le calamità naturali: i danni ammontano a centinaia di milioni di euro. Rispetto all’emergenza ‘cimice asiatica’ sono previsti 80 milioni in 3 anni: è un primo passo ma non sufficiente rispetto a un problema che rischia di diventare un’emergenza al pari della Xylella.

Posto anche il tema delll’urgenza di affrontare il tema della fauna selvatica: serve una modifica puntuale della legge 157 che risale al 1992, un’epoca che rispetto alle dimensioni attuali di questa problematica appare quasi come la preistoria. Serve insomma un lavoro corale con il governo per dare alle Regioni sicurezza e certezza delle azioni da intraprendere.

Da ultimo è emerso anche il tema delle quote latte, rispetto al quale le Regioni zootecniche italiane chiedono, alla luce dell’ennesima sentenza della Corte di giustizia europea, una un’iniziativa politica del Paese.

AgrinotizieAgrinotizieNovembre 15, 2019
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600 milioni di euro a favore degli agricoltori, suddivisi in sei capitoli di spesa. Sono le importanti novità per l’agricoltura italiana contenute nella prossima legge di bilancio.

Annunciate dal ministro alle politiche agricole Teresa Bellanova, le misure per l’agricoltura in legge di bilancio sono così articolate:

  1. Azzeramento dell’Irpef agricola per coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, come il ministro aveva promesso il mese scorso.
  2. Stanziamento di 80 milioni di euro in tre anni per compensare i danni provocati dalla cimice asiatica attraverso un fondo di solidarietà.
  3. I giovani imprenditori che aprono un’impresa agricola non pagheranno i contributi previdenziali per i primi due anni. Inoltre sono stati stanziati 44 milioni di euro per far nascere nuove aziende condotte da under 40 e favorire le start up.
  4. Mutui a tasso zero per le donne titolari di imprese agricole o che lo vogliono diventare.
  5. Stanziamento di 30 milioni di euro per azzerare il costo delle garanzie per gli agricoltori che acquistano sistemi per l’agricoltura di precisione e la tracciabilità.
  6. Stanziamento di 30 milioni di euro in due anni per i contratti di coltivazione sulla filiera grano-pasta, a cui si aggiungono i 10 milioni di euro già stanziati nel 2019.
AgrinotizieAgrinotizieLuglio 30, 2019
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Una vespa samurai per combattere la cimice asiatica che sta flagellando in tutta Italia migliaia di ettari coltivati. È la soluzione a cui il Senato ha dato il via libera nei giorni scorsi, dopo una serie di test positivi attuati in Emilia-Romagna.

La vespa samurai (nella foto) è un nemico naturale della cimice asiatica, l’insetto che sta distruggendo soprattutto peri, meli, kiwi, ma anche peschi, ciliegi, albicocchi e piante da vivai, con danni che possono arrivare fino al 70% delle produzioni.

La cimice asiatica in questi giorni sta proliferando in campagna grazie al caldo, ma sembra avere i giorni contati: dopo l’annuncio, lo scorso ottobre, del ministro all’agricoltura Gian Marco Centinaio, finalmente è stato approvato in parlamento un regolamento per l’immissione di specie e popolazioni non autoctone di organismi antagonisti di insetti alieni nel territorio italiano su richiesta delle Regioni, delle province autonome o degli enti di gestione delle aree protette nazionali. Ora occorre dare rapida attuazione al provvedimento, in modo da consentire l’immissione in campo della vespa samurai già durante la campagna agricola in corso.

Cos’è la cimice asiatica

Originaria dell’Asia Orientale, la cimice asiatica è stata rilevata per la prima volta in Europa nel 2004. In Italia i primi avvistamenti risalgono al 2012, quando i primi esemplari furono individuati in provincia di Modena, dove pare che le cimici siano arrivate tramite gli scambi commerciali fra Italia e Cina. Dall’Emilia-Romagna l’insetto si è poi diffuso in gran parte del nord e del centro Italia.

Il problema è che i trattamenti con agrofarmaci non sembrano essere efficaci, e per questo già a partire dal 2017 sono stati fatti i primi test sperimentali con gli insetti antagonisti, come appunto la vespa samurai. Tuttavia non mancano le incognite: la vespa samurai non è pericolosa per l’uomo in quanto è priva di pungiglione, ma essendo una specie alloctona, non si sa quali conseguenze possa avere sull’ecosistema italiano ed europeo.


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