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Export di vino a rischio per i dazi in Russia

Il governo russo aumenta le tasse doganali, ma provoca una disparità di trattamento che rischia di penalizzare i produttori italiani. Domani l'incontro decisivo tra Romani e Shuvalov.

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Quelli in corso sono giorni frenetici per la diplomazia italiana. La Russia, infatti, ha introdotto da pochi giorni un nuovo regime fiscale basato sul valore minimo (in gergo tecnico custom profile) per le importazioni di vino nel mercato russo. Le nuove regole, però, rischiano di penalizzare le esportazioni di vino italiano in Russia: per questo il ministero dello Sviluppo economico e l'ambasciata italiana a Mosca stanno lavorando da giorni alla ricerca di una via di uscita dal nuovo regime fiscale.

E' stata Federvini la prima organizzazione a dare l'allarme sui cambiamenti apportati in Russia, richiamando l'attenzione sul nuovo calcolo della base imponibile, che ha un forte impatto sui dazi, le accise e i diritti doganali, ma che soprattutto provoca delle forti disparità tra i vari produttori. Se, infatti, per il vino francese e spagnolo il rincaro ammonterà al +12%, per quello italiano non sarà inferiore al +30%. Le esportazioni di vino italiano in Russia, ultimamente molto positive (il primo trimestre 2011 ha toccato i 26 miliardi di euro di valore, facendo segnare un +91% rispetto allo stesso periodo del 2010), rischiano dunque di essere fortemente penalizzate a causa del notevole e improvviso aumento di prezzo.

L'allarme lanciato da Federvini ha mosso tutte le associazioni di categoria, che hanno richiesto un immediato intervento da parte del governo italiano. E il ministero dello Sviluppo economico non ha deluso: domani a Mosca si terrà infatti un incontro tra il ministro italiano Paolo Romani e il vicepremier russo Igor Shuvalov, il quale detiene anche la delega sui dazi e sui rapporti con gli imprenditori stranieri. Dopo alcune riunioni preliminari tra l'ambasciata italiana a Mosca, gli imprenditori russi e i responsabili dell'agenzia delle dogane, potrebbe essere proprio quello di domani l'incontro decisivo per risolvere una situazione che comprometterebbe il forte export italiano di vini in Russia: a sperarlo sono tutti i produttori e le associazioni di categoria, Federvini in primis.

Ma perchè la Russia ha deciso di aumentare all'improvviso e in maniera così eccessiva i dazi doganali, soprattutto quelli sui prodotti italiani? La situazione è piuttosto complessa: l'intento del governo russo era infatti quello di inserire un valore minimo per mitigare i ricarichi di listino, che a volte sono troppo elevati, dato che spesso il valore dichiarato in dogana viene decuplicato dai ristoranti. Le autorità russe, per arrestare questo fenomeno, hanno dunque deciso di introdurre un importo minimo differenziato in base alla categoria del prodotto (vini da tavola, igt e dop), ma così facendo hanno creato problemi soprattutto all'Italia, unico paese a produrre vini igt, nonché ad offrire una vasta gamma di prezzi, dai vini da tre euro a quelli da quindici. E si può immaginare come siano i prodotti più costosi quelli più penalizzati, dato che le tasse vengono calcolate in base al prezzo di partenza. Il governo russo, insomma, non voleva assolutamente penalizzare gli esportatori italiani, ma la qualità dei loro prodotti ha fatto nascere questo anomalo trattamento. Che si spera verrà attenuato già a partire dall'incontro di domani.

Alex Giuzio, 11/07/2011