Cereali, in Italia prezzi ancora troppo bassi

Le rese medie sono in linea per gli ultimi cinque anni, ma i margini di guadagno continuano a scarseggiare.

di Sergio Pitzalis

Gli ultimi dati usciti ieri sera negli Stati Uniti e in Europa hanno creato un ennesimo calo dei prezzi su tutte le principali borse merci.

Partiamo dagli Stati Uniti. Il report del Dipartimento dell’agricoltura Usa parla di un progresso delle colture statunitensi grazie alle piogge d’inizio mese. Gli effetti nelle zone secche iniziano a farsi sentire. Rimane una condizione tecnica di “ipervenduto”: in altre parole i prezzi a termine sono scesi troppo in fretta rispetto alle condizioni dei mercati del fisico. È anche vero che rimane in giro una grande quantità di grano offerta sui mercati a prezzi molto bassi. Ci sono anche elementi che iniziano a preoccupare gli agricoltori americani, come la presenza della malattia della “ruggine” che si sta presentando in certe zone del Kansas.

Per quanto riguarda l’Europa, è stata la volta del bollettino mensile Mars Bulletin, rilasciato dalla Commissione europea per ribadire le rese delle colture al rialzo rispetto al precedente bollettino. Positive sono le rese di grano tenero, orzo, colza e mais.

Importante è la notizia secondo cui il Marocco, uno dei più grandi importatori di grano per l’Europa, prevede quest’anno un record di cereali a 11 milioni di tonnellate, contro 6,7 milioni dello scorso, grazie a un clima piovoso e favorevole. Così neppure la Francia riesce a resistere all’ondata di vendite di contratti a termine, facendo scendere sotto i 180 euro/tonnellata il prezzo del suo milling wheat.

Secondo l’agenzia europea la resa media dovrebbe superare quella registrata negli ultimi cinque anni: per il grano tenero si parla di un rendimento pari 58,9 q/ha, in aumento rispetto ai 57,9 q /ha dello scorso mese. Per l’orzo la resa media è intorno ai 47,1 q/ha contro i 46,3 q/ha di marzo: qui siamo in calo rispetto alla resa di un anno fa, ma in aumento sulla media quinquennale. Per il mais si prevede una resa media di 72,2 q/ha quest’anno. Anche questo dato è migliore rispetto al marzo scorso. Il granturco appare in calo del 6,4% rispetto allo scorso anno, pari a 3,57 q/ha, ma ancora una volta sopra la recente media del 6,9%.

Non abbiamo ancora un dettaglio per le nostre regioni, anche se il vero problema per i cerealicoltori italiani comunque non sono le rese, che saranno certamente nella media degli ultimi cinque anni, ma i prezzi che a oggi, soprattutto per il grano tenero, sono intorno ai 195 euro/tonnellata per le categorie merceologiche di alta qualità. Un prezzo non certo esaltante ai fini reddituali, così come il livello del grano duro che si aggira sui 300 euro/tonnellata, non consentendo di avere dei margini di guadagno certamente esaltanti. In ogni modo, per quanto riguarda le condizioni climatiche, in Europa abbiamo avuto finora condizioni normali se non favorevoli, anche se uno stato di asciutto è presente più nelle zone dell’Europa centrale e occidentale.

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Sergio Pitzalis è titolare della Gsa (Gann Systems Analysis), che da oltre 10 anni opera sui mercati finanziari e sulle principali borse merci internazionali per offrire un supporto alle aziende agricole. Ogni lunedì cura su Agrinotizie una rubrica in cui analizza il mercato internazionale e italiano dei cereali. Pitzalis offre inoltre delle analisi approfondite sulle tendenze internazionali del mercato dei cereali. Clicca qui per maggiori informazioni o scrivici per contattare Sergio Pitzalis.

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