Mais ogm, la Corte Ue dà il via libera in Italia

La sentenza europea sul caso dell\'agricoltore Giorgio Fidenato affida piena libertà in tema ogm

Gli agricoltori italiani sono liberi di seminare mais ogm, poiché nessuna autorizzazione alla semina di ogm iscritti al catalogo comune europeo può essere assoggettata a una procedura nazionale di autorizzazione. È quanto afferma Futuragra riassumento la recente sentenza della Corte di giustizia europea sul caso di Giorgio Fidenato, l’agricoltore friulano che nel 2011 aveva seminato mais ogm in Italia.

«Ancora una volta la Corte di giustizia ribadisce i principi che regolano le colture ogm in Europa, richiamando l’Italia al rispetto delle norme e restituendo agli agricoltori il diritto di accedere liberamente all’innovazione biotecnologica», commenta Duilio Campagnolo, presidente di Futuragra. «Se a qualcuno erano rimasti dubbi sulla legittimità di seminare ogm in Italia adesso dovrà ricredersi. Per troppo tempo ci è stato negato di produrre in modo più sano e più vantaggioso, questo tempo è ormai finito. Resta comunque da quantificare il danno enorme che gli agricoltori italiani hanno subito a causa dell’oscurantismo e dell’ideologia che ha caratterizzato il dibattito sulle biotecnologie in Italia, e non escludiamo che faremo valere questo diritto anche nelle sedi competenti. Una ricerca del professor Maggiore sull’ultima sperimentazione condotta in Italia dall’Inran stimava in 450 euro a ettaro l’incremento del margine operativo lordo delle aziende agricole italiane grazie alla coltivazione di mais ogm rispetto a quello tradizionale, senza contare dell’incremento delle produzioni di soia già notevolmente sperimentata in altre parti del mondo».

La sentenza della Corte di giustizia europea recita esplicitamente che «la messa in coltura di ogm quali le varietà del mais MON 810 non può essere assoggettata a una procedura nazionale di autorizzazione quando l’impiego e la commercializzazione di tali varietà sono autorizzati ai sensi dell’articolo 20 del regolamento n. 1829/2003 e le medesime varietà sono state iscritte nel catalogo comune previsto dalla direttiva 2002/53» (per leggere la sentenza completa in italiano, clicca qui).

comunicato stampa Futuragra

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