Il dl sviluppo cancella la direttiva nitrati

Con un emendamento del senatore Ghigo, l\'applicazione della direttiva europea viene congelata per un anno. Esulta Coldiretti, furiosa Legambiente

Avanti con l’inquinamento di fiumi e laghi a causa dell’utilizzo di fertilizzanti. Sembra essere questo uno dei messaggi del decreto Sviluppo: a causa dell’approvazione di un emendamento alla legge di conversione, presentato in extremis dal senatore Enzo Ghigo (Pdl), l’attuazione della direttiva europea sui nitrati è stata infatti bloccata per un altro anno.

Tale direttiva, risalente al 1991, stabilisce dei limiti all’utilizzo di fertilizzanti azotati in agricoltura per impedire che vengano inquinati fiumi e laghi. Ma l’emendamento di Ghigo ne ha congelato l’applicazione, lasciando indiscriminato l’utilizzo di questi prodotti estremamente dannosi per l’ambiente naturale.

A tal proposito, molto duro è l’attacco di Legambiente, che ha inviato una denuncia a Bruxelles per chiedere l’immediata attivazione della Commissione europea al fine di impedire il blocco della direttiva nitrati in Italia. Tuona Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente: «Non esitiamo a definire grave e irresponsabile questo testo, perché l’attuazione della direttiva nitrati richiede investimenti fondamentali per il risanamento delle acque superficiali e dei bacini marini del nostro paese. E perché aprire un simile conflitto con le norme comunitarie significa vanificare gli investimenti fatti da migliaia di imprenditori agricoli onesti, nonché esporre la nostra agricoltura al rischio di un severo taglio delle misure di sostegno comunitario, vincolato al fondamentale rispetto delle norme in materia di tutela ambientale. Siamo consapevoli che la direttiva nitrati sottopone a forte pressione il settore agrozootecnico del nostro paese e che vi sono meccanismi di attuazione che non premiano adeguatamente le buone prassi né scoraggiano sufficientemente l’abuso di fertilizzanti chimici. Per questo, ben venga l’apertura di tavoli di verifica e di rimodulazione dell’attuazione della norma. Ma riteniamo intollerabile che il nostro legislatore possa pensare di risolvere i problemi stabilendo la libertà di inquinare attraverso un colpo di spugna su norme che devono valere per tutti i paesi membri».

Molto soddisfatta è invece Coldiretti, la cui proposta riguardo alla direttiva nitrati era la stessa fatta approvare dal senatore Ghigo. Spiega Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia: «Non si poteva accettare il massacro della zootecnia lombarda in nome di una direttiva inaccettabile e di una delimitazione sbagliata delle aree vulnerabili. Il provvedimento dispone la revisione delle zone vulnerabili da nitrati di origine agricola, prevedendo al contempo, nelle more dell’audizione della nuova mappa, e comunque per non più di un anno, che nelle attuali zone vulnerabili da nitrati si applichino le disposizioni previste per le zone non vulnerabili. In pratica si riconoscono le buone ragioni portate avanti dalla Coldiretti per la gestione di un problema la cui origine è molto più diversificata rispetto a quella agricola, ma che se non si fosse intervenuti rischiava di mettere in ginocchio la zootecnia del nord Italia e in particolare della Lombardia, con migliaia di aziende destinate a chiudere e con conseguente perdita di posti di lavoro e di produzioni made in Italy a favore di quelle di altri paesi europei. Ma adesso si può riaprire la porta della speranza e scrivere nuove regole che tengano conto di una realtà molto più complessa e variegata, dagli scarichi urbani al peso delle industrie, di quella disegnata fino a oggi. Si tratta di un risultato eccezionale se si considerano le enormi difficoltà che abbiamo avuto nel far riaprire il dossier-nitrati dopo oltre 20 anni dal varo dell’omonima direttiva e nel contrastare quanti hanno continuato a pensare di scaricare il peso della direttiva solamente sul settore zootecnico. Anche in casa nostra, in Regione Lombardia, siamo rimasti a lungo inascoltati visto che abbiamo avuto appoggio solo nell’ultima legislatura dall’assessore De Capitani, a differenza del suo predecessore Ferrazzi che, come altre organizzazioni agricole, ha continuato a sostenere esclusivamente la soluzione dei bio-digestori».

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