Terremoto nel Mipaaf, arrestati 11 dirigenti

La Guardia di finanza ha scoperto una truffa di 32 milioni di euro in contributi illecitamente ottenuti da una ventina di aziende italiane. Coinvolta anche l\'iniziativa \'Frutta nelle scuole\'. 37 gli indagati.

Maxitruffa operata da alcuni dirigenti del Mipaaf ai danni della pubblica amministrazione. Ieri la Guardia di finanza ha arrestato diversi imprenditori, dirigenti e funzionari del Ministero delle politiche agricole, e ha sequestrato beni per un valore di oltre 22 milioni di euro tra 43 fabbricati rurali e terreni, 10 autoveicoli e motocicli e svariati conti correnti, depositi e polizze assicurative.

I reati contestati dalla Guardia di finanza, ai danni della pubblica amministrazione, riguardano atti contrari ai doveri d’ufficio e turbata libertà degli incanti e della scelta del contraente. L’accusa è che una ventina di aziende, nell’arco di quattro anni (dal 2007 al 2011), si sia appropriata illecitamente di circa 32 milioni di euro di contributi statali. Tra le iniziative oggetto di indagine figurano "Frutta nelle scuole", "Marinando" e "Food4U". 

L’inchiesta, che ha riguardato diversi settori amministrativi del Mipaaf, è stata portata avanti dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dal pm Stefano Rocco Fava, e si è avviata in seguito a un esposto anonimo presentato circa un anno fa. Nell’ordinanza di oltre 240 pagine, firmata dal gip Flavia Costantini, si possono leggere numerosi capi d’imputazione contestati ai 37 indagati (tra cui 13 dirigenti e funzionari pubblici): l’operazione della Guardia di finanza, denominata "Centurione", ha portato a 11 provvedimenti di custodia cautelare (sei in carcere e cinque ai domiciliari) emessi dalla procura di Roma nei confronti degli indagati. Tra questi c’è anche Giuseppe Ambrosio, attuale capo della segreteria del sottosegretario Franco Braga e in precedenza anche capo di gabinetto dei passati ministri Zaia e Galan. Ambrosio attualmente ricopre inoltre la carica di direttore generale del Cra (Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura).

In merito alla figura di Ambrosio sono arrivate tempestive le spiegazioni del ministro Mario Catania: «Ambrosio non è stato promosso dal ministero, ma ha risposto a un bando dell’ente in questione, e quindi il suo curriculum è stato valutato non dal Mipaaf, bensì dall’ente stesso. Quanto invece alla nomina a capo segreteria del sottosegretario, si tratta di un ruolo funzionale non remunerato». Il ministro ha inoltre aggiunto che il suo dicastero fornirà la massima collaborazione all’azione della magistratura.

In carcere è finita anche la moglie di Ambrosio, Stefania Ricciardi, dirigente dell’ufficio promozione e valorizzazione presso la direzione generale della qualità agroalimentare e già al centro di precedenti indagini che riguardavano la sua vittoria al concorso pubblico per ottenere il suo ruolo, seppure la Ricciardi non fosse laureata come richiedeva il bando.

Analoghi i casi di Ludovico Gay (direttore generale di Buonitalia Spa), Francesco Saverio Abate (direttore generale della pesca marittima e dell’acquacoltura), Alfredo Bernardini (capo ufficio stampa della Confederazione italiana agricoltori) e Michele Mariani (impiegato del Mipaaf), tutti trasferiti in carcere come Ambrosio e la moglie.

Gli arresti domiciliari sono invece stati adottati per gli imprenditori Claudia Maria Golinelli, Luigi Cardona e Oliviero Sordini; per il direttore del consorzio del Parmigiano Reggiano Riccardo Deserti e per il funzionario ministeriale Luca Gaudiano.

Agli arresti seguiranno la sospensione per le persone investite e l’avvio di una verifica di tutto ciò che è rimasto escluso dal perimetro di indagine.

Il ministro Catania tiene a precisare che «non è l’intera attività del Mipaaf a essere sotto osservazione, bensì l’attività di comunicazione istituzionale e di promozione, la quale ha un tasso di discrezionalità che non me l’ha mai resa particolarmente simpatica. In ogni caso, è importante che non venga macchiata l’immagine del mio ministero: parliamo di atti che riguardano un periodo che va dal 2007 al maggio 2011, e la collocazione cronologica è importante».

Anche il sottosegretario Braga ha divulgato la sua versione dei fatti: «Il 3 dicembre 2011 ho prestato giuramento e, non avendo esperienza di governo, ho chiesto di una persona che ne avesse e che mi potesse affiancare. Mi è stato risposto che Ambrosio aveva già svolto il ruolo di capo di gabinetto dei ministri Galan e Zaia. Lui accolse l’ipotesi di entrare nella mia segreteria con entusiasmo e ha sempre svolto questo ruolo con correttezza».

La Confederazione italiana agricoltori ha espresso massima fiducia nell’operato della magistratura perché venga fatta al più presto chiarezza, dichiarando vicinanda al capo del suo ufficio stampa Bernardini, coinvolto nelle indagini, e auspicando che egli possa dimostrare la sua completa estraneità ai fatti.

È invece apparso piuttosto scosso il presidente di Confagricoltura Mario Guidi, che ha commentato: «Siamo sconcertati da quanto emerso sull’inchiesta che riguarda funzionari pubblici, dirigenti del ministero delle politiche agricole e imprenditori per supposti reati contro la pubblica amministrazione. Abbiamo piena fiducia nell’operato della Guardia di finanza e della magistratura, che ci auguriamo facciano presto piena chiarezza».

Sergio Marini, presidente Coldiretti, ha apprezzato la maniera in cui sono state portate avanti le indagini, auspicandone una conclusione approfondita perché «la situazione, se confermata, danneggerebbe gravemente l’interesse e l’immagine di imprese, cittadini e di un intero sistema produttivo».

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