Cereali, l’Ue aumenta le esportazioni

La Francia è in prima linea per approfittare dell\'opportunità. Intanto in Usa si è già avviata la liquidazione dei contratti di dicembre. L\'analisi settimanale sul mercato internazionale curata dal nostro esperto, con un\'illustrazione dei fenomeni del \'contango\' e del \'backwardation\'

di Sergio Pitzalis

Settimana chiusa con il segno meno per i principali contratti future dei cereali e semi di soia. Le notizie sono ancora poche e questo non rappresenta una novità, considerando il periodo di transizione che si crea tra la fine dei raccolti e la semina dei nuovi.

L’ultimo report uscito giovedì ha mostrato un leggero calo delle esportazioni dei prodotti americani: tanto è bastato per dare il la alla liquidazione, ormai in programma, dei contratti con scadenza dicembre. Nel complesso la situazione rimane ancora incerta, soprattutto se osserviamo l’andamento delle semine di Argentina e Brasile, ancora alle prese con un clima non perfettamente favorevole per completare le semine invernali.

Intanto la Comunità europea concede un’ulteriore quota di esportazione del grano comunitario, con la Francia pronta ad approfittarne poiché ancora in primo piano tra i paesi esportatori europei.

Oggi volevo entrare nel merito di un dato tecnico assai importante ai fini dell’analisi dei cereali e semi di soia. Mi riferisco alle condizioni così dette di "contango" e "backwardation" che si possono verificare tra i contratti a termine di una singola materia prima. In condizioni normali, i mercati a termine sono in uno stato così detto di "contango": in altre parole, i prezzi a pronti sono inferiori rispetto alle consegne dilazionate dei contratti a termine. Quando si passa in uno stato di backwardation, significa che il prezzo cash è diventato superiore rispetto ai prezzi dei contratti future: in questo caso si parla appunto di "inverted market". In pratica, significa che la richiesta di quella materia prima è così forte che gli acquirenti sono disposti a pagare di più pur di averla subito. Tipicamente, tale condizione identifica un problema sul lato dell’offerta (condizioni climatiche avverse, instabilità socio-politiche nei paesi produttori, eccetera) In questo momento il mercato del wheat Usa è in una condizione di contango, così come il mercato del granoturco e quello dei semi di soia.

Venerdì sera il contratto sul wheat con scadenza dicembre chiudeva a 8 dollari e 48 cent, mentre il contratto con consegna a marzo 2013 chiudeva a 8 dollari e 79 cent. Il mais, con il suo contratto del corn in scadenza a dicembre, chiudeva a 7 dollari e 51 cent, mentre la consegna marzo 2013 chiudeva a 7 dollari e 75 cent. Questo significa, tradotto in euro, che una tonnellata di grano tenero Usa viene a costare sui 350 euro/t più i costi di spedizione.

Commento tecnico: nonostante il calo accentuato delle ultime due sedute, il prezzo del grano rimane saldamente all’interno del canale laterale che, come ormai sappiamo, si muove tra i 9 dollari e 40 cent e gli 8 dollari e 35 cent. Nel complesso la tendenza rimarrà stabile, con una maggiore propensione al rialzo tra gennaio e febbraio del prossimo anno. Una condizione di ulteriore stabilità sui mercati azionari sarà un’ulteriore spinta rialzista per tutto il comparto delle materie prime, compreso quello agricolo. Come dicevamo la scorsa settimana, attendiamo la prima risposta di tipo tecnico da parte dei mercati azionari e dei cereali da oggi lunedì 3 dicembre.

Grano Tenero Naz. N.1 Spec. Forza: Al 27 novembre, il prezzo del nostro grano tenero Spec. Forza n.1 era ancora stabile: in particolare alla borsa di Bologna oscillava tra 279 e 283 euro/t, mentre alla borsa merci di Milano la stessa tipologia di contratto registrava un prezzo compreso tra 295 e 307 euro/t. Anche il grano francese, il Milling Wheat, si assesta sui 270 euro/t questa settimana, non mostrando segnali particolarmente importanti a livello grafico. Come sappiamo, la Francia rimane tra i paesi con un alto livello di esportazione del proprio grano insieme alla Russia e all’Ucraina, la quale, tra l’altro, informa di aver messo sul mercato ulteriori quantitativi di grano. Come ho avuto modo di rilevare in altre occasioni, quando i movimenti dei prezzi sui mercati a termine Usa, anche con forte volatilità, si racchiudono in un breve arco di tempo, come accaduto ultimamente, i prezzi del fisico dei nostri cereali ne risentono in modo marginale. Solo le variazioni di tendenza di medio e lungo termine dei mercati Usa riescono a condizionare il nostro mercato.

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Sergio Pitzalis è titolare della Gsa (Gann Systems Analysis), che da oltre 10 anni opera sui mercati finanziari e sulle principali borse merci internazionali per offrire un supporto alle aziende agricole. Ogni lunedì cura su Agrinotizie una rubrica in cui analizza il mercato internazionale e italiano dei cereali. Scriveteci per contattare Sergio Pitzalis e chiedergli qualsiasi informazione: provvederemo a girargli le vostre mail.

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