Biometano, Cib: ‘Servono norme per lo sviluppo’

Il consorzio della gassificazione afferma che l\'Italia potrebbe ridurre del 15% le importazioni di biometano, se incrementasse la sua produzione

Se opportunamente sviluppato, il settore del biometano in Italia potrebbe tagliare le nostre importazioni di gas di almeno il 15%. Il problema, appunto, è che il nostro paese ancora non ha varato un adeguato piano di crescita della produzione di questa forma di energia.

I dati del Cib, il Consorzio italiano biogas e gassificazione, parlano chiaro: il potenziale italiano di biometano ammonta a 8 miliardi di metri cubi all’anno, e la sua produzione non danneggerebbe minimamente il suolo agricolo. Contando che nel 2011 il consumo di biometano in Italia è stato di 77 miliardi di metri cubi, è facile capire come, se il nostro paese producesse questa forma di energia, riuscirebbe a coprire autonomamente il proprio fabbisogno per 40 giorni all’anno. Riducendo le importazioni di almeno il 15%. Per non parlare dell’incremento del Pil nel settore agricolo, che secondo il Cib aumenterebbe del 5%.

L’Italia è già leader mondiale nel biometano, a differenza di altre fonti rinnovabili come il fotovoltaico. Perché, allora, questo settore non si sviluppa definitivamente? Il problema, secondo il Cib, sta in un quadro normativo che non presta la giusta considerazione al biometano, dando maggiore rilievo ad altre energie pulite. Impedendo la crescita di un comparto agroindustriale che farebbe la differenza per il paese.

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