Radicchi e castagne, anno nero per la siccità

La carenza idrica compromette una situazione già critica per altri fattori che dilaniano l\'agricoltura italiana

La grave siccità che ha caratterizzato l’estate italiana continua a fare vittime nel settore agricolo. Oltre alle colture estive marcite sui campi per mancanza di acqua e la vendemmia un po’ difficoltosa, anche i campi che ospitano ortaggi invernali stanno facendo i conti con la carenza idrica. E così, i coltivatori veneti annunciano lo stress subìto dai radicchi: Federico Nardetto, di Opo Veneto, spiega che «questi ortaggi sono stati fortemente stressati dal caldo, dalla siccità e dall’esplosione di parassiti, e le perdite potrebbero superare il 10%. L’irrigazione ha funzionato, ma ha compensato soltanto in parte i danni provocati dalle temperature che tanto a lungo hanno sostato su livelli di insopportabilità. Oltretutto i costi di produzione sono schizzati alle stelle: per gli agricoltori della zona la situazione è critica» (foto 1).

Il radicchio è una pianta rustica, e ha quindi resistito più di altri ortaggi che, in generale, hanno subito perdite più elevate. I suoi segni di cedimento sono dunque eloquenti per capire la gravità della carenza idrica in corso. I costi di irrigazione per le aziende venete sono aumentati del 300% rispetto alle annate normali, ha spiegato il comunicato dell’Opo, e quasi tutte hanno terminato il carburante agevolato, per cui sono state costrette a ricorrere al mercato normale, a prezzo pieno. I tempi tecnici per ottenere un supplemento di gasolio agevolato erano insostenibili: nell’attesa, gli ortaggi si sarebbero bruciati, dunque per gli agricoltori sono arrivate delle spese mai affrontate prima. E come se non bastasse sono arrivati i parassiti (foto 2), con una vera e propria infestazione di acari (ragnetto rosso) e piralide, che si sono trasferiti su radicchi e ortaggi abbandonando il mais, seccatosi prima del tempo. La lotta ai parassiti ha imposto ulteriori costi che non fanno che ridurre i guadagni già esigui degli agricoltori.

Non va meglio alle castagne (foto 3), delle quali si è occupata una nota della Confederazione Italiana Agricoltori, la quale ha affermato senza mezzi termini che il 2012 sarà l’anno nero per questa produzione. La siccità prolungata ha amplificato gli effetti deleteri dell’insetto killer (il cinipide galligeno, di origine cinese ma presente in Italia dal 2002), rendendolo più dannoso del solito e creando un mix micidiale di effetti negativi che porterà a una raccolta magrissima, con cali generalizzati dell’80% rispetto all’ordinario e intere zone in cui non si raccoglierà affatto.

La leadership europea di castagne e marroni made in Italy è compromessa irrimediabilmente: il cinipide negli anni scorsi ha decimato la produzione stabile di circa 50 mila tonnellate annue di castagne (per quasi 50 milioni di euro di valore), riducendola del 50% in meno nel 2010 e addirittura del 70% in meno nel 2011. E quest’anno la siccità fa prevedere un ulteriore peggioramento per le piante già debilitate dall’insetto distruttivo. I danni peggiori sono registrati nel viterbese, dove la produzione raccolta arriva a sfiorare lo zero assoluto, mentre in Campania si stima una stagione con il 70% in meno di raccolto. A farne le spese sono alcune produzioni d’eccellenza come la Dop di Vallerano (Viterbo) e le Igp di Montella e di Roccadaspide.

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