La siccità ha dimezzato i cereali nel mondo

Allarmante analisi di Coldiretti. In Italia la carenza idrica ha già fatto danni per 500 milioni di euro in agricoltura

L’allarme siccità in Italia è sempre più grave, e l’agricoltura è il settore più colpito. Emblema della situazione è il fiume Po, il cui livello è di 7,4 metri inferiore rispetto alla normalità (nella foto, tratta da Il Giorno di Cremona). I Comuni di tutta la penisola hanno varato disposizioni contro lo spreco di acqua, vietando ad esempio di lavare l’auto o innaffiare il giardino. Sui campi, intanto, Coldiretti conta i danni: «Le perdite superano già il mezzo miliardo di euro,e l’arrivo di Ulisse rischia di darci il colpo di grazia». A rischio sono decine di migliaia di ettari coltivati di mais, pomodori, barbabietole e girasoli, soprattutto in quelle zone d’Italia dove non piove da mesi. Gli animali da allevamento, poi, stanno soffrendo particolarmente: le mucche sono arrivate a produrre il 10% di latte in meno.

Ma il fenomeno ha dimensioni di portata mondiale, e coinvolge anche gli Stati Uniti che sono tra i maggiori produttori di cereali: «Mais e grano sul mercato sono calati di ben il 50%, e la soia del 30%», afferma la Coldiretti analizzando i dati della Chicago Board Of Trade, dove il mais è attualmente quotato a quasi 8 dollari per bushel, il grano a quasi 9 dollari e la soia a 16,3. La carenza idrica peggiora anche la qualità del prodotto che sopravvive al caldo: grano e soia classificati "di buona o eccellente qualità" sono, secondo il governo Usa, rispettivamente il 31% e il 34% del totale. Le perdite, negli Stati Uniti, ammontano a 12 miliardi di euro.

Secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration, la siccità che stiamo vivendo in questi giorni è la peggiore dal 1956 in termini di aree colpite. Coldiretti è tragica al riguardo: «Sul mercato mondiale alla crisi finanziaria si aggiunge quella alimentare, poiché se dal grano si ottiene il pane, il mais e la soia sono alimenti indispensabili per gli animali da allevamento che producono carne e latte. L’andamento dei prezzi delle materie prime agricole sta provocando effetti sui mercati internazionali, dove con i rincari si prospetta una ripresa dell’inflazione, ma è allarme anche per il commercio internazionale per la mancata consegna delle forniture, con effetti drammatici sul piano della disponibilità di cibo nei paesi poveri e della sicurezza sociale in paesi come la Libia o l’Egitto, forti importatori di grano».

L’aumento dei prezzi che deriva da questa situazione è una conseguenza del calo dei raccolti, che oltre a Usa e Italia coinvolge in grave misura la Russia e l’Ucraina. Se si pensa che l’ultimo rapporto Ocse-Fao ha affermato che la produzione agricola dovrà crescere del 60% nei prossimi 40 anni per soddisfare la domanda della maggiore popolazione mondiale, è facile rendersi conto della tragicità della situazione.

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