Batteriosi del kiwi, trovata l’origine

Esclusa l\'origine italiana, gli scienziati neozelandesi si concentrano sui ceppi cileno e cinese

La batteriosi del kiwi ha sconvolto gli agricoltori di tutto il mondo, che hanno dovuto combattere una patologia violenta e incurabile. Ma la ricerca per trovare un rimedio ha fatto passi da gigante: in 16 mesi, cioè dal primo avvistamento della batteriosi a Te Puke (in Nuova Zelanda), sembra che finalmente sia stato trovato il focolaio di questo temibile cancro: potrebbe provenire dalla Cina o dal Cile.

Le ipotesi dei professori Russell Poulter, Iain Lamont e Margi Butler del dipartimento di biochimica dell’Università di Otago, che stanno lavorando da novembre 2010 per combattere la malattia dell’actinidia, avevano tre ipotesi sull’origine del focolaio: Cile, Cina o Italia. Ma la svolta alle indagini è arrivata grazie a una nuova tecnologia genomica nata in Nuova Zelanda, grazie alla quale sarà possibile risalire all’origine della forma virulenta di Psa.

Per adesso i risultati preliminari non hanno fornito una risposta, ma sono bastati per escludere che il ceppo neozelandese del batterio del kiwi sia provenuto dall’Italia. Le ipotesi rimaste in campo sono due: il ceppo cileno e quello cinese. E a breve, hanno assicurato gli scienziati, arriverà la certezza necessaria per trovare una cura adatta al più grave cancro delle piante degli ultimi anni.

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