Pensioni, gli agricoltori soffrono e i giovani pure

I vitalizi per gli ex agricoltori sono più bassi rispetto alla media, e non sono compensati da un adeguato ricambio generazionale.

I coltivatori diretti in pensione in Italia sono 1,2 milioni di euro, e ricevono in media appena 600 euro al mese. Le cifre, estratte dal rapporto 2010 pubblicato dall’Inps, sono state fatte oggetto di attenzione da Coldiretti, che ha evidenziato come la cifra media di 8380 euro all’anno ricevuta dagli agricoltori in pensione sia un’anomalia negativa rispetto al resto degli ex lavoratori italiani, che comunque già non godono di alti vitalizi.

Ma a far riflettere non devono essere solo le basse pensioni riservate agli agricoltori. Dal rapporto Inps, infatti, emerge un dato ancora più anomalo, ovvero il rapporto tra lavoratori e pensionati. Considerando tutta l’economia italiana, a fronte di 100 soggetti in pensione ci sono 130 lavoratori contribuenti e iscritti all’Inps. Spulciando tra le categorie, emerge quella dei commercianti, in cui il rapporto è di 153 lavoratori ogni 100 pensionati. In agricoltura, invece, per 100 pensionati i lavoratori sono appena 40 tra coltivatori diretti, mezzadri e coloni.

Insomma, negli ultimi anni il settore agricolo non ha visto affatto un ricambio generazionale, e così in futuro rischiano di venire a mancare delle figure professionali essenziali come quelle dei contadini. Il problema è attentamente monitorato dall’Unicaa (l’organizzazione nazionale che raggruppa Uniagronomi, Confcooperative e imprenditori agromeccanici), la quale ha già fatto sapere che l’Italia è al terzultimo posto in Europa per numero di giovani agricoltori, davanti solamente a Portogallo e Grecia. E la mancanza di giovani agricoltori non è dovuta solamente alle scarse attrattive del settore, frutto di un’evoluzione mondiale che sta spostando il lavoro sempre più lontano dal settore primario, ma anche – almeno per quanto riguarda il nostro paese – dagli enormi investimenti che un giovane dovrebbe sostenere per entrare in agricoltura, e che scoraggiano qualsiasi benintenzionato.

E così, in Italia si è arrivati a una situazione in cui i titolari di aziende agricole al di sotto dei 35 anni sono appena il 3% del totale. Il Mipaaf ha cercato di fare un piccolo sforzo per risolvere questa grave situazione annunciando la volontà di affidare in gestione pluriennale ai giovani agricoltori le terre demaniali coltivabili. Inutile dire che ci si augura che alle parole seguano i fatti, ma è probabile che questa proposta del ministero non basterà per rilanciare l’agricoltura tra i giovani. Ad essa vanno infatti affiancate come minimo delle misure ad hoc per stimolare l’insediamento dei giovani in agricoltura, come ha più volte ribadito il presidente dell’Unicaa Giambattista Merigo.

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