Stop al fotovoltaico su superfici agricole

Approvato il decreto Masini sulle energie rinnovabili: tetti del 10% per i pannelli a terra, ma ci sono polemiche per i nuovi incentivi. Rimane invece inalterato il contributo per il biogas.

E’ imminente la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del nuovo decreto governativo sulle fonti di energia rinnovabili, firmato la scorsa settimana dal presidente Napolitano dopo una scia di polemiche dovute alla scarsa chiarezza del testo di legge, ma soprattutto al nuovo sistema di incentivi. L’unica parte della norma che ha ottenuto grandi apprezzamenti da parte del settore agricolo è quella dedicata ai limiti al fotovoltaico: il nuovo decreto Masini, infatti, prevede che le superfici agricole non potranno essere coperte da impianti fotovoltaici a terra per più del 10%, e con il limite generale di 1 MW. La misura si è mostrata necessaria per contrastare il grande aumento di pannelli fotovoltaici su superfici agricole, che stanno sottraendo terreni utili alla coltivazione e scatenando enormi speculazioni.

Le polemiche maggiori, invece, sono quelle legate agli incentivi: dal 1° giugno 2011 entrerà infatti in vigore un nuovo sistema che andrà a sostituire il terzo Conto energia, seppure quest’ultimo sia stato approvato a luglio 2010. I nuovi incentivi per il fotovoltaico saranno definiti con un altro decreto, da emanare entro il 30 aprile 2011, e proprio qui sta il problema: gli imprenditori agricoli si sono lamentati per il rischio che ciò comporta per i loro investimenti, in quanto i loro calcoli si sono appoggiati sulla normativa esistente, che perderà appunto di validità il 31 maggio prossimo, mentre per ora non si sa nulla sul contenuto del nuovo decreto incentivi.

La mossa del governo ha letteralmente spiazzato le aziende agricole e i loro rappresentanti: Confagricoltura ha chiesto l’emanazione immediata del nuovo decreto, mentre Gifi (Gruppo imprese fotovoltaiche italiane, aderente a Confindustria) preferirebbe la proroga del Conto energia dal 31 maggio al 31 dicembre 2011, in modo da non bloccare i contratti esistenti, quantificati in un valore di oltre venti miliardi di euro. In risposta a ciò, il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani ha fatto sapere in Senato che «il nuovo provvedimento verrà emanato entro due settimane, per dare piene certezze al settore».

La seconda parte del decreto Masini riguarda invece il biogas: per le coltivazioni dedicate alla produzione di materia prima per questa energia non è stato previsto alcun tetto, e sono stati confermati fino al 1° gennaio 2013 gli attuali incentivi. Il decreto permette dunque, al contrario del settore fotovoltaico, di proseguire le iniziative imprenditoriali già avviate senza alcuna preoccupazione, potendo continuare a contare su un aiuto che ammonta a 0,28 euro/kWh di energia prodotta, al quale si aggiunge il coefficente moltiplicatore di 1,8 apportato dai certificati verdi, il quale ritiro potrà proseguire fino al 2016, ma con un prezzo ridotto al 78% di quello massimo di riferimento. Sempre riguardo al biogas, il decreto Masini prevede infine degli incentivi estesi per chi ha installato impianti a biogas prima del 1° gennaio 2008 (sono circa una trentina di imprenditori agricoli), e pone anche le basi per fornire degli incentivi a chi produce biometano, fonte di energia finora non considerata nel nostro paese.

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