Il fotovoltaico sottrae terreni all’agricoltura

Sono sempre di più gli agricoltori che danno in affitto i propri terreni per farvi impiantare dei pannelli solari: i canoni sono schizzati a 4000 euro/ha.

Il fotovoltaico in Italia continua a crescere, e si stabilisce in sempre più campi agricoli. Gli ultimi dati disponibili, quelli di Gse relativi al 30 settembre 2010, hanno contato ben 100.567 impianti in esercizio, con un’accelerazione particolare avvenuta proprio nei mesi estivi, soprattutto al Nord Italia. Le regioni leader di questa forma di energia, infatti, sono la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna, che nell’ordine possono contare circa quindici, undici e nove mila impianti fotovoltaici in esercizio. Di questi, come detto, una buona parte è impiantata in terreni destinati al settore agricolo, che proprio per questo sta vivendo una serie di problemi legati alla perdita di terreni.

Se la legge italiana agevola la collettività tramite incentivi, infatti, lo stesso non si può dire per il settore primario, al quale vengono continuamente sottratti dei terreni fertili, trasformati in distese di cemento sulle quali porre centinaia di pannelli solari. Se gli agricoltori che utilizzano il fotovoltaico impiantano ragionevolmente i pannelli sopra i tetti dei loro edifici, gli operatori extra agricoli comprano invece dei terreni coltivati per porre i loro impianti a terra. La situazione più drammatica, in questo senso, è in Veneto, dove in agosto 2008 è entrata in vigore una delibera che permette a chiunque di costruire impianti di energia rinnovabile in terreni agricoli, soppiantando così la legge urbanistica in vigore, che prevede l’edificabilità di questi terreni riservata agli agricoltori. Da quel momento i prezzi d’affitto dei terreni agricoli sono schizzati: delle società private sono arrivate a pagare duemila euro per ettaro di terreno, ovvero il triplo di un normale canone, per potervi stabilire i propri pannelli solari.

Il fenomeno si è presto esteso anche all’Emilia Romagna, dove è arrivato un fiume di offerte di affitto, a volte superiori ai 4000 euro/ha, per superfici molto estese: a denunciarlo è stata di recente Confagricoltura. Gli agricoltori, ovviamente, sono molto attirati da tali offerte, che garantiscono delle entrate ben più consistenti rispetto a quelle date dalla coltivazione dei prodotti agroalimentari. Un settore essenziale per il nostro paese è così a forte rischio di scomparsa: per adesso il resto dell’Italia è ancora salvo, ma è necessario prendere delle misure adeguate per evitare che il fenomeno si allarghi in maniera preoccupante. L’energia pulita serve all’ambiente, non al business privato.

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