Immatricolazioni ballerine in Italia

I dati di immatricolazione dei trattori variano di regione in regione, anche tra quelle confinanti. Ma il Nord resta il leader del mercato.

Il mercato mondiale dei trattori, lo abbiamo detto, ha acquistato un doppio volto a causa dei piccoli mezzi prodotti in Asia e Sudamerica. Ma com’è la situazione in Italia, dove ancora questi nuovi macchinari non si sono imposti? A rispondere sono gli ultimi dati di Unacoma, che hanno evidenziato un calo delle immatricolazioni di ben il -14,5% in un anno. Ma la situazione è molto frammentaria: i dati, infatti, variano completamente di regione in regione, e non solo tra le diverse aree geografiche (nord, centro e sud), ma anche tra due territori confinanti. E’ il caso, ad esempio, della Calabria confrontata con la Campania (rispettivamente -37% contro +8%).

Ma in ogni caso, è al Nord che il mercato del trattore è più forte: Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Toscana hanno registrato da sole il 49% delle immatricolazioni italiane. La Sicilia, che nel 2009 era al quarto posto per numero di immatricolazioni, nel 2010 è crollata al nono, con una fetta di mercato che non arriva al 6% (la perdita rispetto all’anno precedente è stata del -44%): così, la prima regione del Sud Italia per numero di immatricolazioni al momento risulta la Campania, al settimo posto con una fetta del 6,6%. Il dato fa pensare soprattutto perchè il numero degli impiegati nel settore agricolo è molto maggiore nel Mezzogiorno rispetto al Nord Italia, con capofila la Puglia (circa 190 mila impiegati) seguita dalla Sicilia (180 mila), che ne ha il doppio del Piemonte, seppure quest’ultima sia la regione con più trattori immatricolati (12,6% del totale). Ma la crescita più notevole di vendite di trattori è stata registrata dalla Liguria, che, con un +24%, è riuscita a sfiorare l’1% della quota totale di mercato. Bene anche la Val D’Aosta (+16,3%) e la Campania (+8%), uniche tre regioni con il segno positivo. A perdere di più, invece, oltre alla già citata Sicilia ci sono la Calabria (-37%) e la Basilicata (-20%).

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