Biotech americano, le ultime novita’

Lievito che produce biocarburante e frumento dalle rese elevate: queste le scoperte statunitensi nel campo ogm, che può aiutare i paesi in via di sviluppo e migliorare l\'ambiente.

Nel campo degli ogm, si sa, gli americani sono più avanzati rispetto agli europei. Infatti è dagli Stati Uniti che arrivano tre sorprendenti notizie riguardanti dei traguardi raggiunti nel campo del biotech: la prima, e più importante, proviene da un gruppo di ricercatori dell’Università di Stanford, i quali hanno dichiarato che l’agricoltura basata su organismi geneticamente modificati è in grado di rallentare il riscaldamento globale, in quanto produce meno biossido di carbonio rispetto all’agricoltura tradizionale. Secondo i ricercatori, infatti, le colture ogm hanno già evitato l’emissione in atmosfera di oltre mezzo miliardo di tonnellate di biossido di carbonio, con notevoli benefici per l’ambiente. La notizia potrebbe far cambiare idea a molti Stati che ancora vietano gli ogm, in quanto il vantaggio in termini di impatto ambientale non era ancora stato considerato.

Gli Usa, intanto, seppure non siano tra i paesi più ecologisti del mondo, proseguono con le loro sperimentazioni nel campo del biotech: la National Science Foundation, agenzia governativa degli Stati Uniti, ha infatti appena inaugurato un nuovo programma quinquiennale per lo studio di soluzioni innovative in grado di aiutare il settore agricolo dei paesi in via di sviluppo. Il programma, reso possibile grazie alla fondazione benefica di Bill Gates, ha tra i suoi obiettivi lo sviluppo di tecnologie agricole creative e la scoperta di geni originali in grado di aumentare le rese del frumento in condizioni di siccità.

Risultati già raggiunti sono invece quelli dell’Università di Berkeley, dove alcuni ricercatori hanno creato un lievito che produce etanolo. Tramite la modifica dei geni del lievito di birra, gli studiosi californiani sono riusciti a rendere il prodotto in grado di trasformare la cellulosa in etanolo: la produzione di biocarburante è una caratteristica già presente nel lievito di birra naturale, ma solo tramite la trasformazione di sostanze utili come i cereali, processo che non solo sottrae prodotti agroalimentari al mercato, ma che crea tra l’altro un biocarburante poco efficiente. I ricercatori di Berkeley, invece, hanno identificato un fungo capace di trasformare la cellulosa in zucchero, pur senza produrre etanolo, e ne hanno unito le capacità a quelle del lievito di birra. La fusione tra il Saccharomyces cerevisiae (nella foto) e il Neurospora crassa (questi i rispettivi nomi scientifici del lievito di birra e del fungo in questione) ha così portato alla creazione di un nuovo organismo transgenico che produce etanolo partendo dalla cellulosa a costi contenuti, dato che vengono utilizzati materiali di scarto.

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