Ortaggi cinesi

Gli asparagi da Cina e Perù impediscono la produzione europea. Ma in Ue nessuno batte ciglio.

Un chilo di asparagi spagnoli? 12 euro. Ma per chi vuole risparmiare, ci sono quelli di importazione cinese e peruviana, venduti a quattro euro al chilo. Queste cifre fanno rabbrividire gli agricoltori europei, in grosse difficoltà davanti alla concorrenza cinese tanto quanto l’industria manifatturiera e dell’abbigliamento. Gli spagnoli, ad esempio, sono arrabbiatissimi: dopo anni impiegati a convertire produzioni agricole estensive (grano e mais) con ben più costosi campi di asparagi, hanno visto arrivare nel proprio paese prodotti importati da Asia e America Latina, venduti a prezzi stracciati. Impossibile, con una concorrenza così spietata, continuare la produzione.

Cina e Perù, attualmente i maggiori produttori mondiali di asparagi, stanno invadendo tutti i mercati occidentali con i loro ortaggi a basso costo. Basti pensare che all’interno dell’Unione Europea l’importazione di asparagi è salita del 2500% (proprio così, con due zeri) negli ultimi anni, tanto che qualunque famiglia europea oggi si ritrova, consapevole o meno, con gli asparagi cinesi o peruviani sulla propria tavola. Ma la Commissione Europea per ora non ha mosso un dito, nonostante le accese proteste degli agricoltori (spagnoli in primis).

Il settore degli asparagi non è l’unico ad essere in difficoltà: anche i produttori di pomodori da mesi stanno combattendo, inascoltati, contro il trattato commerciale stipulato dall’Ue con il Marocco, che ha lasciato strada libera all’importazione dell’ortaggio rosso dal paese africano. Tutte le importazioni extraeuropee, infatti, sono frutto di accordi politici e commerciali stipulati dall’Unione con gli altri paesi, ed è per questo che a Bruxelles nessuno batte ciglio. A perderci è solamente un’intera categoria di lavoratori.

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